VOCI DALLE COOPERATIVE - ALL'EPOCA DEL COVID

2020 05 08 coronavirus pietro vesti solidalePietro è tornato da qualche giorno al suo magazzino, alla cooperativa Vesti Solidale. Da due anni lavora qui, addetto al reparto dove si raccolgono e recuperano rifiuti speciali, come quelli elettronici o le cartucce di stampanti e toner.

Come molti lavoratori, alla Vesti Solidale, anche Pietro ha un passato difficile alle spalle, con problemi con la giustizia. È arrivato qui grazie al contatto di una assistente sociale, ha fatto uno stage e poi è arrivato anche il contratto a tempo indeterminato.

All'inizio di quest'anno, alla soglia dei 60 anni, si immaginava tranquillo per un bel po', al lavoro nel magazzino dove arrivano materiali di stampa esauriti da tutta Italia, che loro selezionano, dividendo quel che c'è da smaltire da quel che si può rigenerare, imballano e spediscono, e così via.

«È un lavoro sporco, c'è tanta polvere, usiamo la mascherina per proteggerci».

Quel che non immaginava era che quella mascherina sarebbe diventata abitudine e necessità per altri motivi. E che avrebbe dovuto cambiare il suo magazzino con un altro.

2020 04 23 covid Michelle«A me, i domiciliari piacciono», dice Michelle, 21 anni.

Non è mica matta, che le piace stare agli arresti in casa. Lo dice, invece, raccontando con passione il suo lavoro.

Lei è una oss della cooperativa L'Arcobaleno, a Lecco. Dallo scorso anno è stata assunta per lavorare in due centri per anziani gestiti dalla cooperativa: il Centro Laser a Lecco e Il Castello a Cesana Brianza.

La sua strada per arrivare qui non è stata lineare: ha cambiato due licei, prima di mollare la scuola e optare per un corso per ausiliaria socio-assistenziale prima e anche quello per operatore socio-sanitario poi (i famosi oss, appunto).

«Mi è sempre interessato poter avere un lavoro “umano”, di aiuto alle persone – racconta. – Ho fatto diversi tirocini nel mio percorso formativo: ho lavorato con persone disabili, sono stata in ospedale, poi sono arrivata a lavorare con gli anziani. Ed è il lavoro che mi piace di più, mi dà tanta soddisfazione».

2020 04 22 covid davide zanzi san luigiDavide, normalmente, fa il direttore, ma l'emergenza Covid l'ha catapultato in prima linea, al lavoro con le persone più fragili e tra le meno tutelate, perché non stanno in casa. Non possono stare in casa. Sono le persone senza dimora.

Di cambiamenti, Davide, negli ultimi anni ne ha affrontati parecchi.

Il primo ha riguardato la sua vita personale. Lui, che ha 45 anni, con la moglie e i 4 figli ha scelto una vita di condivisione e comunità: sono una delle “Famiglie Missionarie a Km 0”, abitano in oratorio e conducono una vita improntata alla solidarietà, all’accoglienza e alla fraternità.

E poi il lavoro. Lo scorso anno ha lasciato anche il vecchio lavoro per dedicarsi a tempo pieno al mondo del sociale. Grazie alla sua esperienza in ambito gestionale, Davide oggi è il direttore generale della nostra cooperativa San Luigi, a Varese, e si occupa del coordinamento e dell’organizzazione delle attività di accoglienza, housing sociale e doposcuola.

2020 04 23 covid KabaMascherina, guanti, lista della spesa.
Ci sono alcune cose che fa fatica a decifrare, tra le cose da comprare, e allora chiede aiuto alla sua compagna di servizio.

«I formaggi, per esempio, ne avete così tanti tipi. O i tagli di carne. Per non parlare dei salumi!».
Sei musulmano, Kaba? «Sì – ride lui - ma ho lavorato come aiuto cuoco e lavapiatti in un ristorante, e quindi un po' ho imparato a distinguerli. Ci provo dal colore. Però è difficile!».

Kaba ha 25 anni, viene dalla Guinea Konakry ed è in attesa di una risposta alla sua richiesta di asilo. Intanto vive in un Centro di accoglienza straordinario gestito dalla nostra cooperativa Novo Millennio, all'interno del progetto di accoglienza in Brianza della Rete Bonvena.

Marco carcereLa moglie è infettivologa, forse per questo Marco non è così spaventato dal Coronavirus: evitano i rischi, seguono tutte le raccomandazioni, ma no, “non siamo impanicati”. Con le giuste protezioni continuano entrambi a lavorare.

Solo che Marco il lavoro lo ha dovuto cambiare: normalmente lavora, sempre per la cooperativa Intrecci, nella struttura per accoglienza richiedenti asilo politico ed è agente di rete nel carcere di Busto Arsizio.

Adesso le misure di contenimento del contagio impediscono il normale svolgersi delle attività all'interno del carcere e al contempo richiedono l'ampliamento di servizi come i dormitori.

Marco ha spostato parte del suo impegno lavorativo al dormitorio. Lì, come nella struttura di accoglienza, non si tratta solo di riempire le giornate improvvisamente vuote e chiuse.

2020 04 20 covid Chora robertoNel mondo dei servizi di sostegno ai ragazzi e alle famiglie, ci sono anche i centri diurni, dove l'accesso dei ragazzini non è libero, ma in accordo con i servizi sociali, e dove questi bambini e ragazzi sono accompagnati con un piano educativo individuale. Esattamente come i famosi PEI della scuola.

Ma come le scuole, anche i centri diurni però sono chiusi. E i ragazzi, a casa da scuola, restano anche senza il loro progetto educativo.

A Milano, nel quartiere di Villapizzone, è chiuso il centro diurno Chora, gestito dalla cooperativa Farsi Prossimo e che normalmente segue 14 ragazzi in età da medie e superiori con contesti o famiglie fragili alle spalle.
Chiuso fisicamente, ma gli educatori continuano e seguirli virtualmente.

«Si parla di “didattica a distanza”, ma il nostro lavoro attualmente è un “percorso educativo a distanza” - racconta Roberto Vavassori, educatore del centro Chora – Seguiamo i ragazzi nei compiti e nel supporto allo studio, abbiamo organizzato momenti di aiuto sia in gruppo, sia individuali, ma andiamo molto più in là».

2020 04 24 covid Anna Mauri Lecco 1Le prime vittime di questa pandemia – lo sono state in termini di vite perse, ma anche di solitudine, e di scelte politiche che le hanno ulteriormente condannate – sono state le persone anziane.

C'è voluto del tempo prima che uscisse allo scoperto la fragilità di luoghi come le case di riposo. Ma, in un certo senso, anche ora, di anziani si continua a parlare sempre poco.

Soprattutto di quelli malati, di quelli che hanno bisogno di assistenza, di quelli che sono a casa.

Ad esempio, di tutti quelli di cui si prende cura la nostra cooperativa L'Arcobaleno nei servizi diurni che normalmente offre, a Lecco e provincia.

2020 04 22 covid nicolò san luigi«Quando posso andare a casa?».

In un certo senso, Federico (il nome è di fantasia) è già chiuso in casa, come tutti i ragazzi in questo periodo. Solo che la casa dove vive al momento è molto particolare. È la Casa Sant'Antonio, comunità per minori gestita dalla cooperativa San Luigi a Varese.

Casa Sant'Antonio ha due sedi: una si trova in un ex oratorio, ha 10 posti e ha un campetto dove i ragazzi possono uscire. La seconda, aperta da qualche mese, è situata in un appartamento in centro città e ha 4 posti. I ragazzi accolti, dai 10 ai 18 anni, maschi e femmine, sono stati allontanati dalle famiglie in seguito a un decreto del Tribunale dei Minori, a causa di maltrattamento, abbandono scolastico o altri problemi di disagio del contesto in cui vivevano.

2020 04 07 covid rachida detto fattoNon è cambiato molto il suo lavoro, ci racconta, rispetto “a prima”. Prima del virus, si intende. Ovviamente.
Non è cambiato molto, però qualcosa sì. È la paura, soprattutto, a fare la differenza.

«Le prime settimane ero molto preoccupata. Non si sapeva niente di questo virus. Ho continuato a lavorare, ma la paura era molta».
Rachida ha 52 anni e lavora per la cooperativa Detto Fatto. Fa le pulizie in alcuni centri gestiti da un'altra delle nostre cooperative: la Novo Millennio di Monza.

 

Alcuni dei posti in cui faceva le pulizie sono chiusi, altri sono rimasti aperti.

AngeloSottocoperta. Dove ci si va a riparare, quando si è una nave in mezzo alla tempesta.
È così che si chiamano i servizi dedicati alle persone senza dimora e in grave fragilità gestiti dalla cooperativa Intrecci a Rho: “Sottocoperta”. Luoghi che sono un rifugio, un luogo dove sostare e trovare un aiuto per ripartire. E che in questo periodo di emergenza sanitaria, lo sono - forse – ancora di più.

Un dormitorio che può accogliere fino a 16 persone, una mensa che sfama una sessantina di persone ogni mezzogiorno, tutti i giorni dell'anno, Natale e feste incluse, e mette in tavola anche la cena durante il periodo invernale, un ambulatorio medico, le docce due volte a settimana. E, a coordinare tutto, l'ascolto: l'ascolto di chi ha bisogno e la stesura di un progetto per aiutare a risalire dal fondo.

 

La Repubblica ha dedicato una rubrica alle nostre storie. In questa puntata ritroviamo la vicenda della comunità Pani e Peschi

La Repubblica ha dedicato una rubrica alle nostre storie. In questa puntata ritroviamo la vicenda di Mimmo, della cooperativa Detto Fatto