VOCI DALLE COOPERATIVE - ALL'EPOCA DEL COVID

La Repubblica ha dedicato una rubrica alle nostre storie: troviamo anche Kaba, che vive in un centro della cooperativa Novo Millennio e, all'epoca del Covid-19 ha autonomanente deciso di rendersi utile.

La Repubblica ha dedicato una rubrica alle nostre storie. Qui si racconta della struttura San Carlo (cooperativa San Luigi).

Aziz viaCoronaCosa succede quando a tossire è qualcuno che vive in una struttura di accoglienza? Dormitori, strutture per adulti in difficoltà, strutture del Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati) non hanno spazi che permettano l’isolamento di chi è malato, di chi forse ha contratto il terribile Covid-19.


Per questo a Milano si è attrezzato il centro comunale di via Carbonia 3, originariamente destinato ad un altro progetto sociale e inaugurato in tempi record per fare fronte all’emergenza.

MarcoPortaMIlaspesaHa proprio la faccia del bravo ragazzo: quello gentile, affidabile, un bel fioeul, come dicono molte delle “sue” vecchiette.

Si, perché Marco porta la spesa a casa degli anziani che non riescono più a provvedervi da soli. Che poi con la scusa della spesa, di sistemarla per bene negli armadietti, Marco entra nelle case di chi non ha compagnia.
È questo il senso del suo lavoro: porta i pacchi, scambia due chiacchiere, a volte prende il caffè. Rompe il muro della solitudine ascoltando i ricordi, guardando le foto antiche di bambini ormai cresciuti e lontani.
Era il servizio Due mani in più, nato dalla collaborazione di Coop Lombardia e Caritas Ambrosiana, ora potenziato nel servizio PortaMI la spesa.

stefanoSono vent'anni che Stefano, 47 anni, lavora nel mondo del sociale, ma sono “solo” 4 quelli passati nella struttura San Carlo. È una struttura residenziale della cooperativa San Luigi, dedicata a uomini dai 18 ai 76 anni, persone in difficoltà per diversi motivi che hanno bisogno di un posto dove riprendere in mano la propria vita.

Nessuno degli uomini della San Carlo ha una problematica conclamata di disturbi mentali, cognitivi o di dipendenze tale da meritare un intervento in strutture dedicate. La loro fragilità deriva piuttosto da esperienze traumatiche o da situazioni pregresse: ci sono giovani adulti in uscita da comunità minori, uomini di una certa età ancora troppo giovani per entrare in RSA o in casa di riposo, padri separati che non hanno più dove dormire e non riescono a tirare avanti da soli.

Qui entrano soltanto uomini che abbiano un progetto, li accompagniamo aiutandoli a realizzarlo. ricomponendo i pezzi, sostenendoli nell’organizzazione del quotidiano. Facciamo rete con il territorio, non lavoriamo soli. A chi arriva qui lo chiariamo subito: noi non siamo né genitori né carcerieri: qui aiutiamo le persone, così come si aiuta con un bastoncino la crescita di certe piante e poi lo si toglie quando stanno su da sole”

2020 04 03 covid doccepubbliche bis«Paura? Io ho paura di rimanere senza soldi, prima che di prendere il virus! - Ha 61 anni Mimmo, e a casa una moglie disoccupata. - Questo lavoro è la nostra unica fonte di guadagno, e non posso perderlo».

In realtà, lo tiene da quindici anni, questo lavoro. Si occupa delle pulizie nei due centri di docce comunali per la cooperativa Detto Fatto.

In questo periodo, solo uno dei due centri è rimasto aperto: chiuso quello in centro città, in zona corso Sempione, perché la struttura non permetteva di assicurare il distanziamento sociale e le procedure di sicurezza, è rimasto aperto solo quello di Baggio.
Anche degli operatori che le gestiscono, sono al lavoro in nove: alcuni sono stati esonerati perché hanno patologie sanitarie e fragilità fisiche.

2020 04 03 covid paniepeschiIl giorno in cui sono arrivate le mascherine chirurgiche, insieme alla disposizione per cui anche gli operatori delle comunità di accoglienza avrebbero dovuto indossarle durante il turno, si sono guardati in faccia e prima di andare a spiegarlo ai ragazzi hanno deciso di immortalare quel momento con un selfie perché, si sono detti, “questo periodo ce lo ricorderemo per sempre”.

Sono una ventina le persone che lavorano alla Pani e Peschi, comunità di neuropsichiatria infantile al quartiere Gallaratese, periferia di Milano: sono educatori, terapisti della riabilitazione, infermieri, operatori socio sanitari, neuropsichiatre, psicologi, ma anche chi è addetto alle pulizie e alla cucina. Chi più ore, chi meno, sono loro a occuparsi del benessere e della vita quotidiana dei ragazzi accolti che in questo periodo – come tutti – sono confinati in casa. Li coordina Anna Carretta, 57 anni, che ci racconta come stanno affrontando questo periodo.