filo house 1407562 960 720Fino al giorno in cui è entrato in Casa Mandorlo, Giovanni aveva vissuto in una casa che proprio casa non era. Era solo un'abitazione ancora in costruzione e lui non aveva nemmeno un lavoro con cui mantenersi.

C'è voluto un periodo di ambientamento, ma poi qui ha ripreso le redini di una quotidianità dignitosa, sia nelle piccole cose come fare le pulizie, la spesa, cucinare, imparare a gestirsi di nuovo soldi e tempo libero, sia nella progettazione del suo futuro. Ha fatto domanda di casa popolare e ha trovato un lavoro con la cooperativa Vesti Solidale.

E poi è arrivato anche il giorno in cui si è chiuso la porta di Casa Mandorlo dietro di sé per aprire quella della sua nuova abitazione, un appartamento popolare nel quartiere Calvairate di Milano.

Casa Mandorlo è uno dei sette appartamenti di “Residenzialità Leggera” del progetto Bet della cooperativa Filo di Arianna: appartamenti in cui trovano accoglienza e accompagnamento all'autonomia persone con disagio psichico.
Proprio come Giovanni.

 

Il progetto Bet di Residenzialità Leggera

Attualmente i sette alloggi contano 26 posti in tutto, e nei 10 anni di vita di questo progetto la cooperativa Filo di Arianna ha lavorato con oltre 60 ospiti. Oltre alla casa, il progetto offre agli utenti un supporto nella vita quotidiana: gli operatori dell'équipe, a rotazione, vanno nell'appartamento dove affiancano gli ospiti nella gestione dei loro compiti, aiutandoli a migliorare le abilità individuali (programmare la propria giornata, gestire i momenti di difficoltà, di solitudine e il tempo libero), le abilità domestiche (cura della propria persona, degli spazi, saper cucinare e fare la spesa), le abilità relazionali e sociali.

La Residenzialità Leggera nasce in Lombardia come una risposta innovativa al bisogno di completamento del percorso riabilitativo per pazienti con un buon grado di autonomia offrendo loro, nella continuità di cura, una concreta prospettiva abitativa autonoma. In questi alloggi protetti vengono accolti pazienti con un buon compenso clinico, ma in situazioni sociali precarie sotto l’aspetto relazionale, familiare e ambientale, che non si adattano ad un domicilio proprio e per i quali questa modalità di residenza comunitaria offre un essenziale supporto al vivere.
La Residenzialità Leggera garantisce la flessibilità sia sulla tipologia degli utenti sia sui tempi di permanenza, e inoltre si colloca come una realtà intermedia e di confine tra residenzialità e territorialità, tra l’abitare comunitario e l’autonomia abitativa.

 

La ricerca per i 10 anni di Bet: un progetto da replicare

In occasione dei dieci anni, la cooperativa Filo di Arianna ha promosso una ricerca di analisi su questo progetto - finanziata grazie ai proventi del progetto Dona Valore – che possa anche dare indicazioni per replicarlo in altri contesti come una “buona prassi”.

E così l'articolo Tra casa e struttura psichiatrica: per chi funziona la Residenzialità Leggera? Uno studio sugli esiti del Progetto Bet della Cooperativa Filo di Arianna (2009-2019) è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista Psichiatria Oggi (Anno XXXIII, n. 2, luglio-dicembre 2020).

La domanda principale che ha guidato il lavoro dell’équipe nella raccolta e nell’analisi dei dati è stata la seguente: la Residenzialità Leggera funziona? In altre parole: abitare in un appartamento RL è terapeutico? Comporta, almeno per alcuni pazienti, un passaggio evolutivo dal circuito psichiatrico verso casa propria?

È stato un lavoro molto stimolante per tutta l’équipe e ha offerto alcune certezze che sono emerse dall’analisi dei dati. Infatti il dato generale più rilevante è che il numero di pazienti che al termine del percorso di RL hanno la casa come destinazione è tre volte maggiore di quello dei pazienti che arrivano in RL da casa. In altre parole il percorso di Residenzialità Leggera è efficace nel favorire il raggiungimento di un’autonomia abitativa a persone che a causa della malattia hanno fatto percorsi in strutture psichiatriche o non erano più in grado di continuare la loro vita a casa propria o in famiglia. Questo risultato offre un importante stimolo a continuare sulla strada intrapresa e un’iniezione di speranza nel lavoro quotidiano con i pazienti psichiatrici.