gabrieli 9BL'Italia è un Paese dove di Hiv ci si continua a infettare: quasi 3500 nuovi casi all'anno, con un andamento pressoché stabile negli ultimi anni.
Nel 2017, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV era attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituivano l’84,3% di tutte le segnalazioni (dati Istituto Superiore di Sanità).

«Il problema vero, oggi, è che molte persone arrivano a fare il test dell'Hiv troppo tardi, perché non pensano di aver aver mai avuto comportamenti a rischio» – spiega Laura Rancilio, responsabile area Aids di Caritas Ambrosiana e membro del comitato per la lotta all'Aids del Ministero della salute.

 

«E così - continua Rancilio - ci sono due conseguenze: la prima è che negli anni in cui sono state sieropositive senza saperlo hanno continuato a contagiare altre persone, facendo del male ad altri. Secondo, hanno fatto del male a loro stesse, perché scoprire la malattia in stadio avanzato vuol dire che spesso il virus ha già compromesso pesantemente il corpo, anche a livello neurologico».

Chi arriva tardi alla diagnosi sono soprattutto le persone adulte, intorno ai 40 anni, socialmente ben inserite, eterosessuali, che non pensano di essere a rischio e invece adottano comportamenti a rischio. Oggi le terapie che permettono di mantenere la carica virale bassa, e quindi non sfociare in una diagnosi di Aids, per fortuna funzionano molto bene, a patto che l'infezione da Hiv sia stata rilevata negli stadi iniziali.

Ma c'è ancora una grande ignoranza di ritorno su questa malattia e uno stigma difficile da combattere. «Questo significa che ci sono molte persone che si curano bene, e riescono anche a mantenere la carica virale a zero e addirittura non essere contagiosi, ma che “fanno paura” ai sani che non conoscono quali siano le reali modalità di contagio, mentre non si pensa mai che possa essere molto più pericoloso avere rapporti con una persona apparentemente sana, ma che non ha mai fatto il test e che – non sapendo di essere positiva – continua ad avere comportamenti a rischio».

 

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Consorzio Farsi Prossimo è da trent'anni impegnato sul fronte della lotta all'Hiv e dell'aiuto alle persone con Aids: lo facciamo fin dal 1989 quando, insieme a Caritas Ambrosiana, abbiamo aperto una delle prime case alloggio per malati di Aids: il centro Teresa Gabrieli (che proprio in questi giorni festeggia il suo trentesimo anniversario). Lo fa in collaborazione con Caritas, che in tutti questi anni ha continuato un'opera di sensibilizzazione e informazione sull'Aids.

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