«Il mio nome è Sajad. Sono nato in Afghanistan 27 anni fa.
Durante la guerra mi è capitato di aiutare gli americani come interprete.
Pensavo che gli americani sarebbero rimasti a lungo, molto più a lungo. Invece, quando il conflitto è stato dichiarato finito, chi come me era stato coinvolto con i servizi militari americani è stato accusato di tradimento e ricercato dai talebani come “traditore dello Stato Islamico”.

Quando hanno iniziato a minacciare di morte anche i miei fratelli e la mia famiglia, sono scappato.
Sono partito grazie a quelli che chiamano “agenti delle migrazioni”: persone che paghi, ti forniscono documenti e ti organizzano il viaggio.
Credevo che fossero veri “agenti di viaggio”, ma dopo il primo tratto i nostri accompagnatori sono cambiati, e poi cambiati ancora. A ogni cambio dovevamo pagare di nuovo, e le condizioni di viaggio erano sempre peggiori.

Attraversammo l'Iran e poi la Turchia.
E lì, quando fummo sulla costa, ci dissero che se volevamo proseguire dovevamo acquistare un gommone, e con quello navigare fino alla Grecia. Ci dissero che era sicuro, che era un viaggio di poche ore, che si trattava di una piccola traversata sicura. 
Non era vero.

 

Oggi sono a Lecco, al centro di accoglienza della cooperativa L'Arcobaleno

Ho fatto richiesta di asilo politico in Italia ma, siccome sono entrato in Europa dalla Grecia, avrei dovuto fare la mia domanda là. Non volevo, nessuno vuole farla: il welfare greco in questo momento è particolarmente in difficoltà, chi vuole restare lì?
Così oggi sto aspettando che si decida qual è lo Stato realmente competente sulla mia domanda di asilo: Grecia o Italia?
Ci vorrà molto tempo per avere questa risposta».

 

CFP per Sconfinati
Questa storia è stata raccolta nell'ambito del progetto
Sconfinati promosso da Caritas Ambrosiana.

È stata scritta a partire da storie vere di persone che hanno vissuto nelle nostre strutture, ascoltate e raccolte dagli operatori delle nostre cooperative.

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