La luna di giorno 2Nei giorni scorsi ci ha lasciati Giulio, uno dei primi e "storici" ospiti della Mizar, la comunità che accoglie persone con disturbi psichiatrici nel quartiere di Bruzzano

La comunità, che oggi è gestita dalla coop Filo di Arianna, ha aperto per dare casa a persone che allora erano ricoverate all'ospedale psichiatrico Paolo Pini, quando fu chiuso. Storie molto pesanti alle spalle, persone che alla Mizar sono state amate.

Alessandro Colombo, responsabile dell'area salute mentale della Filo di Arianna, ci racconta il "suo" Giulio, e pubblichiamo le sue parole perché non c'era modo più bello per salutarlo.

La luna di giorno

Ho iniziato a conoscerlo così il nostro caro Totone, o meglio per essere precisi, il nostro carissimo Giulio Cesare Caio Ottaviano Augustolo.

Eravamo ancora al Paolo Pini, quando, giovane coordinatore ventiseienne, mi affacciavo nel mondo della salute mentale. La luna di giorno è stata la prima frase che mi ha detto dopo incredibili giorni di silenzio, era il novembre del 1999. E commisi subito uno dei miei tanti errori: pensai che fosse la frase di un matto, semplicemente una bizzarria di cui pagine di cartelle cliniche erano già state ripetutamente scritte.

La provvidenza invece mi fece girare la testa, forse anche il cuore, e guardai per un attimo fuori dalla finestra. Il cielo era terso di azzurro con una maestosa luna che si stagliava nell’infinito, ed era mattino.
Mi girai verso di lui, tronfio del suo sapere aveva già girato le spalle e tutto il suo bagaglio culturale fatto di giornali e monetine, ma con sguardo di soddisfazione mi fece capire la gioia di essere stato ascoltato e capito.
Fu per me una lezione di vita e di professione impressionante.

Il nostro Giulio se n’è andato in Paradiso lunedì scorso e c’è un esercito di persone che piangono il suo imperatore.

Ma Giulio non ha solo il grado militare più alto in assoluto che si possa avere.
Giulio è una pianta, per la precisione una sequoia millenaria, è un animale feroce e mansueto, per la precisione una tigre del Bengala, Giulio ha le gambe da donna e un demonio nel ginocchio.
A volte Giulio è anche Dio. E quindi, ca va sans dire… Giulio è nostro papà, nostro fratello, nostro amico. Un compagno di viaggio, di andata e ritorno, della nostra breve vita.
Adesso è notte ed è una notte scura, non c’è nemmeno la luna forse perché è già andata dall’altra parte ad aspettarci di giorno, a dirci che anche se non la vediamo c’è.

Non voglio pensare ora a quante cose avrà passato Giulio in trent’anni di manicomio.
Mi piacerebbe raccontarvi invece le risate, le canzoni e le lezioni di vita che in 21 anni di Mizar abbiamo vissuto insieme.

Dalla scelta della sua stanza singola presso il condominio solidale di Bruzzano alle nostre vacanze a Cesenatico.
Dal numero otto che non si deve dire mai, all’undici che deve sostituirlo. Per cui “biscotto” diventa “biscundici” e il “cerotto” “cerundici” e chi ha vissuto con lui non si rende conto che non riesce più a dire “scarpe” ma “babbucce”, “compleanno” ma “genetliaco”, “salice piangente” ma “salice non ridente” … e ci sarebbe un’infinità di modi di dire che ci ha insegnato.

Vorrei raccontarvi dell’ultimo periodo di lockdown quando Giulio ha dovuto salutare il suo amato cugino Antonio dal balcone, perché sebbene tutto il mondo avesse ripreso a scorrere, le leggi ci costringevano a vietare le visite dei parenti, oppure il suo 75 esimo compleanno a maggio con torta e canti.

Appunto mi piacerebbe ma non c’è spazio, forse non ho il grado militare appropriato sebbene sia stato nominato generale dei montanari (non si dice alpini) pur avendo fatto obbiezione di coscienza, insomma ora non riesco.
E poi sono certo che ogni operatore, ogni amico ogni persona che ha incontrato Giulio porta nel cuore il suo personale nome di pianta e titolo affidato e come me potrebbe scrivere un libro di racconti.

Tutti noi abbiamo amato Giulio e non potevamo fare altrimenti.

Adesso riesco solo semplicemente a ringraziare di avere avuto Giulio nella mia vita. Perché me l’ha cambiata in meglio così come meglio si vive quando ti accorgi della meraviglia della vita, del dono, del dolore e della gioia, della malattia e della salute, della follia, della sorpresa, del sogno, degli animali e delle piante, degli occhi profondi, dei sorrisi sdentati, del cibo tenero e del bis, tris e quatris, delle montagne e del mare, del cielo, delle stelle nascoste e di una luna di giorno.

 

Mizar, 30 settembre 2020
Pino montano, Alessandro