2020 06 postcovid centro Come foto

Era appena nato, e ha subito dovuto chiudere.

A dirla tutta non era proprio un neonato, il nuovo centro diurno interculturale Come della cooperativa Farsi Prossimo, perché è il frutto della fusione di due servizi storici e dalla lunga e solida esperienza: il centro Centro Diurno Rifugiati “Il Filo dell’Aquilone” e il Centro Come, che da sempre si occupa di integrazione scolastica e progetti interculturali, specialmente all'interno delle scuole e attraverso l'insegnamento della lingua italiana per gli stranieri.

Il nuovo centro aveva iniziato le sue attività nella sua nuova veste a gennaio, ma l'epidemia che ha investito la vita quotidiana lo ha chiuso dopo poco più di un mese. Eppure non ha fermato le sue attività.

«Formalmente abbiamo chiuso, come tutti i centri diurni, il 9 marzo, bloccando le attività in presenza, però siamo riusciti a riprogrammare alcuni progetti e laboratori ripensandoli per sostenerli a distanza – racconta Simona Panseri, coordinatrice del Centro Come. – C'è stato bisogno di una formazione anche per noi, perché ovviamente insegnare a distanza richiede materiali e modelli di insegnamento diversi rispetto a farlo di persona, e sono modalità differenti anche se ci rivolgiamo a ragazzini oppure a donne adulte».

Il Centro Come, tra le principali attività, ha quella dell'insegnamento della lingua italiana agli stranieri arrivati in Italia: insegnare e imparare una seconda lingua, tecnicamente chiamata L2, è diverso dall'insegnare (e imparare) l'italiano per un bambino madrelingua che va in prima elementare, per esempio.

«In realtà, noi insegniamo diverse L2, a seconda di chi sono gli studenti, perché diversi sono gli obiettivi e diversi i metodi – spiega Simona – Ad esempio, con i gruppi di donne che seguiamo ci concentriamo su un italiano finalizzato all'inserimento lavorativo, quindi è una lingua con termini più tecnici e specifici per il percorso che devono affrontare».

Da qualche anno, alle donne è dedicato il progetto Metissage finanziato dalla Fondazione Chanel, dove imparare l'italiano passa da percorsi artistici, con laboratori, visite alla scoperta del patrimonio di Milano e momenti di scambio interculturale, ma anche percorsi personali di sostegno alle loro competenze sociali, all'autonomia, a personalità segnate da un percorso migratorio quasi sempre doloroso e segnato da violenze e abusi.

Anche se non è stato possibile svolgere con le stesse modalità il percorso, le insegnanti e l'equipe del centro Come hanno messo in piedi un corso a distanza per le donne attualmente ospitate nei centri di accoglienza per richiedenti asilo gestiti dalla cooperativa Farsi Prossimo, con classi (virtuali) di tre-quattro donne.

Saranno loro a riaprire anche fisicamente il Centro diurno, a luglio: «saranno due gruppetti che rientreranno per le lezioni in presenza, ovviamente con le distanze e tutte le precauzioni – continua Simona – sarà anche una sperimentazione in vista della ripartenza di settembre».

Una sorta di lingua per il lavoro è quella che hanno studiato anche i ragazzi più grandi del progetto “Coltiviamo il nostro futuro”, promosso dalla Fondazione Vismara e finalizzato all'inserimento lavorativo in agricoltura di un gruppo di 8 minori stranieri non accompagnati. «Il corso è molto vario, prevede formazione specifica sul lavoro, attività pratiche, incontri con aziende interessate, tirocini, oltre ovviamente allo sviluppo della conoscenza della lingua italiana, che anche in questo caso si concentra sul linguaggio specifico dell'agricoltura. Per fortuna, avevamo già iniziato il corso prima dello stop del Covid, quindi ci eravamo già conosciuti e i rapporti personali già formati: una cosa che ci ha permesso di lavorare anche a distanza, sono stati bravi, non hanno saltato neanche un incontro e abbiamo potuto concludere bene la parte linguistica – continua Panseri – Ora il loro corso continuerà con i moduli più tecnici in modalità mista: un po' in presenza, un po' a distanza».

È finito tutto a distanza, invece, l'anno scolastico dei ragazzi che hanno concluso l'esame di terza media. «Con i ragazzini abbiamo invece due progetti: uno specifico che li ha accompagnati a preparare la tesina e il colloquio d'esame di terza media, l'altro è dedicato alla lingua per lo studio, per gli adolescenti nel biennio delle scuole superiori».

Anche se in parte i progetti approvati all'inizio dell'anno sono saltati, sono riusciti a lavorare con cinque scuole del territorio della città di Milano, accompagnando all'esame una decina di ragazzi per istituto. «A volte si tratta di ragazzi arrivati in Italia a settembre e inseriti nella classe pensando di avere davanti tutto il tempo dell'anno scolastico, ma così non è stato. Con alle spalle famiglie fragili socialmente ma anche economicamente, senza strumenti culturali e tecnologici... insomma, è stato un lavoro faticoso, ma siamo riusciti a portarli al traguardo con ottimi risultati».

È ancora diverso il lavoro da fare con gli studenti dei primi anni delle superiori: «Il biennio è il periodo con il più alto rischio di dispersione scolastica, soprattutto per le difficoltà linguistiche. Per questo continueremo a seguire i “nostri” diplomati nelle scuole in cui andranno, per supportarli con la lingua specifica per lo studio».

Come, ancora non si sa. «Vorremmo ovviamente poter fare insegnamento in presenza e poter entrare nelle scuole, ma chissà. Quel che è certo è che in questo periodo abbiamo sviluppato, noi educatori e insegnanti, delle competenze nuove che ci saranno sicuramente utili».