corridoi umanitariSono arrivati a Milano nei giorni scorsi sei profughi assegnati alla Diocesi ambrosiana entrati in Italia grazie al corridoio umanitario aperto con l’Etiopia. Il gruppo dei nuovi arrivati è composto da quattro giovani e una coppia. I giovani sono stati accompagnati a Cassano Magnago (Va), la coppia ad Erba (Co) negli appartamenti che erano stati predisposti rispettivamente dagli operatori delle nostre cooperativa Intrecci e Arcobaleno che erano andati ad accoglierli a Lampugnano.

Con loro salgono a 26 i beneficiari dei corridoi umanitari accolti in Diocesi dalla scorsa estate.
Suddivisi in piccoli nuclei, tenendo conto dei legami familiari o delle semplici relazioni di amicizia, sono ospitati in case a volte di proprietà della parrocchia in altri casi offerte a titolo gratuito da qualche cittadino a Fagnano Olona (Va), Oggiona Santo Stefano (Va), Lecco, Gaggiano (Mi), Sesto San Giovanni (Mi), Lissone (Mb).

Ad ogni gruppo è stata assegnata una famiglia tutor, una squadra di volontari, e una equipe di professionisti in servizio nelle nostre cinque cooperative coinvolte (Farsi Prossimo coop, Intrecci, Sociosfera, Novo Millennio e L'Arcobaleno). Ne sono nate storie di solidarietà.

«John e Fikrte facevano parte del primo gruppo, quello arrivato a giugno dello scorso anno. In pochi mesi si sono già ben inseriti in parrocchia. Stanno imparando l’italiano e domenica scorsa hanno partecipato alla festa della famiglia organizzato dalla comunità. La loro storia colpisce sempre molto. Sono ospitati in un appartamento offerto gratuitamente da un cittadino che quando li ha conosciuti ci ha chiesto se poteva fare anche qualcosa di più», racconta Federica Di Donato della cooperativa Intrecci.

«Il corridoio umanitario viene offerto a migranti particolarmente vulnerabili. Anche a causa delle violenze che hanno subito molti di loro si trovano in condizioni fisiche incompatibili con gli standard di vita dei campi profughi etiopi dove hanno trovato un primo rifugio. Altri rischiano di finire nelle mani dei trafficanti. Le nostre comunità li stanno accogliendo con grande generosità, dimostrando quanto radicato sia il sentimento di pietà umana verso la sofferenza di questi nostri fratelli e sorelle», commenta Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.