squadra al lavoroDa mesi denunciamo il clima di intolleranza che sta avvelenando la nostra società: vediamo ogni giorno insulti verso chi è creduto diverso - che sia perché straniero, disabile o“matto” -, verso chi è povero e vive per strada, perché dà fastidio, verso chi con queste persone ci lavora.

Abbiamo la sensazione che, in molti casi, non ci sia più una cosa semplice: non parliamo di solidarietà, o di tolleranza, nemmeno di sapersi mettere nei panni degli altri. 

Siamo ancora prima: quello che manca è il semplice buon senso.

La politica cavalca paure e gonfia gli animi creando situazioni distorte. Lo stiamo vedendo in queste settimane nelle scelte politiche che mettono in pericolo quello che stiamo, da anni, cercando di costruire, con pazienza, competenza, anche fatiche.

Una di queste arriva da Regione Lombardia ed è la mozione recentemente approvata che vorrebbe scoraggiare i Comuni dall’impiegare i richiedenti asilo come volontari nella cura del verde pubblico.
Un'idea che va nella direzione opposta rispetto al progetto Extrapulita che stiamo portando avanti ormai da un anno nel comune di Milano.
Qui squadre miste di operatori professionisti, di tirocinanti e volontari sono impegnate a mantenere pulizia e decoro in alcuni quartieri della città.

Qual è il senso di Extrapulita? Intanto fare un'esperienza che potrà sfociare in un contratto di lavoro vero e proprio, dando un'opportunità per uscire dalla disoccupazione.
Per i migranti, in particolare, è inoltre un'occasione anche per crearsi una rete di conoscenze e di imparare la lingua parlando l'italiano e per rendersi cittadini attivi e partecipi nella loro nuova città.
Infine per la città è l'opportunità di essere più pulita, più curata e – perché no – più solidale.
Le squadre di Extrapulita, inoltre, svolgono servizi che integrano quanto l'azienda che ha l'appalto per la pulizia urbana già offre. E così accade in decine di altri luoghi del territorio italiano.

Qual è, dall'altra parte, il senso di impedire tutto questo, e addirittura premiare chi non lo fa? Francamente non lo vediamo.
A meno che – ci viene il sospetto – sia proprio quello di costringere all'inattività centinaia di persone che, inevitabilmente, girerebbero senza nulla da fare. E poter poi continuare a costruire a montare l'indignazione per i migranti che bivaccano per le strade.

Ma se realmente fosse più importante la propaganda che la costruzione di comunità più integrate, pulite e sicure, allora l'unico senso che manca in tutto questo è davvero il buon senso.