Il mio nome è Fatima. Ho 32 anni, sono siriana.

Sono scappata con mio marito e i miei cinque figli piccoli appena la guerra civile è arrivata a casa mia: quando i bombardamenti hanno iniziato a colpire anche il mio quartiere e i soldati dello Stato islamico hanno iniziato a costringere anche i mariti delle mia vicine di casa a unirsi a loro, abbiamo deciso di scappare in fretta, quasi senza il tempo di prepararci.

Ci siamo rifugiati in Libano, dove siamo stati per due anni in un campo.

Quando sono rimasta incinta, abbiamo deciso di ripartire e di provare a raggiungere l'Europa: il nostro piccolo non poteva nascere lì. Abbiamo scelto di rischiare, per provare a trovare un paese migliore.

Ci siamo rimessi in viaggio, questa volta nelle mani di trafficanti. Il viaggio è durato alcuni mesi, e la destinazione sono le coste della Libia.

 

Quando ci imbarchiamo il mio pancione ormai è grande, ed è grande anche la mia, la nostra paura.

Il viaggio è molto difficile, il mare è molto mosso. Nel momento che ricordo come il peggiore, gli scafisti ci strappano di mano i nostri tre bambini più piccoli. Noi urliamo, tutti piangono e implorano, ma loro portano tutti i bambini nella stiva e li chiudono dentro.

Siamo disperati: sappiamo che nel caso in cui la barca dovesse affondare non ci sarà speranza di liberarli.

 

Per fortuna arriviamo a terra. Siamo in Italia, così dicono. Questa terra si chiama Sicilia.

Ci mandano a Milano. Veniamo ospitati in un centro gestito dalla cooperativa Farsi Prossimo, nel quartiere di Lampugnano. Ormai la mia gravidanza è a termine, e quando è il momento gli operatori della casa mi portano in ospedale. La mia bimba nasce sana e forte.

Dopo alcuni giorni, quando i medici ci dicono che stiamo bene, raggiungiamo il resto della nostra famiglia a Casa Suraya.

 

Alla famiglia di Fatima viene riconosciuta la protezione sussidiaria e il diritto a rimanere in Italia.

 

CFP per Sconfinati
Questa storia è stata raccolta nell'ambito del progetto
Sconfinati promosso da Caritas Ambrosiana.

È stata scritta a partire da storie vere di persone che hanno vissuto nelle nostre strutture, ascoltate e raccolte dagli operatori delle nostre cooperative.

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