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EU-Promens: l'Erasmus degli operatori della salute mentale
Unione Europea è anche scambio di competenze e buone prassi nei campi del welfare. L'Area progetti di Consorzio Farsi Prossimo, in sinergia con la Commissione salute mentale, hanno proposto ad alcune cooperative di partecipare al programma europeo EU-Promens e quattro dei nostri operatori e operatrici delle cooperative Farsi Prossimo, L'Arcobaleno e Novo Millennio, negli scorsi mesi, sono partiti per questo scambio.
EU-PROMENS è un programma triennale che punta a rafforzare le competenze dei professionisti che si occupano di salute mentale, promuovendo un approccio integrato, comunitario e orientato alla prevenzione.
Coinvolge 27 Paesi dell’UE più Norvegia, Islanda e Ucraina, e si rivolge a educatori, operatori sanitari, sociali e penitenziari, responsabili istituzionali e associazioni di utenti. Il progetto prevede un piano di formazione sia online sia in presenza, costruito su scala europea per rispondere ai bisogni reali dei territori.
A questa attività si affianca un programma di scambio internazionale, a cui hanno appunto partecipato anche i nostri operatori, che permette a centinaia di professionisti di visitare realtà virtuose in altri Paesi e osservare da vicino pratiche innovative di assistenza e inclusione. Il percorso mira a valorizzare le reti e a favorire il confronto tra sistemi diversi. L’obiettivo è costruire una cultura comune della salute mentale, centrata sulla persona e sulla comunità.
Elisa Saponara, educatrice professionale che lavora presso la comunità Pani e Peschi della cooperativa Farsi Prossimo, ad aprile ha partecipato a una delle esperienze proposte in Finlandia: «In quelle due settimane ci sono stati presentati diversi progetti attivi nelle città di Helsinki e Tampere, rivolti ad adolescenti, persone detenute, utenti psichiatrici, famiglie in lutto. Si trattava di percorsi che lavorano sull’integrazione, la creatività e il rapporto con la natura, ma anche sull’educazione affettiva in carcere, sulla salute mentale in ambito ospedaliero e sulla gestione della rabbia o del dolore per una perdita – racconta. - Peccato però, e penso che sia stata un'opportunità persa, che sia stato uno scambio teorico e non siano state previste visite ai luoghi in cui si mettono in pratica quei progetti, né ci siano stati incontri con gli utenti».
Anche Nicholas Felitti, della cooperativa L'Arcobaleno, ha avuto come destinazione quello che è stato nominato per 8 anni di fila come paese più felice del mondo, la Finlandia: «Mi ha affascinato con i suoi paesaggi mozzafiato, le saune bollenti, i laghi ghiacciati e, a differenza dello stereotipo, un’accoglienza davvero calorosa», racconta. Il gruppo internazionale di 75 professionisti è stato accompagnato dagli operatori di Valo-Valmennusyhdistys ry, associazione finlandese che promuove inclusione, benessere e partecipazione e prova a identificare tre punti chiave di questa esperienza: «L’approccio finlandese mette davvero al centro l’individuo. La salute mentale è vista non solo come assenza di malattia, ma come ricerca attiva della felicità. Mi sono ritrovato molto nella loro visione, vicina al concetto di recovery che adottiamo anche in Italia».
Un secondo aspetto riguarda il ruolo dei volontari: «La loro presenza è strutturale nei servizi, molti sono “esperti per esperienza”. Questo rafforza l’accesso precoce ai percorsi di cura e rende tangibile il valore della cultura del supporto reciproco». Infine, la prevenzione: «In Finlandia si lavora moltissimo su promozione e prevenzione in tutti i campi della salute mentale, dal trattamento delle dipendenze al sostegno per le donne vittime o autrici di violenza. Mi ha colpito un progetto di Maria Akatemia sulla prevenzione della violenza agita da donne e ragazze».

«Durante il mio percorso formativo in Spagna, a marzo, ho potuto conoscere da vicino pratiche e servizi interessanti», è l'esperienza invece di Alice Parente, educatrice della cooperativa Novo Millennio. «Abbiamo visitato centri che propongono attività artistiche e terapie di stimolazione cognitiva per persone con diagnosi psichiatriche o disabilità intellettive. Ho approfondito programmi dedicati alla salute mentale perinatale, con un’attenzione congiunta alla prevenzione e alla cura. In un carcere ho visto come viene gestito un reparto psichiatrico interno, e ho potuto conoscere da vicino Barnahus, uno spazio protetto per accogliere e ascoltare i minori vittime di violenza sessuale. È stata un’esperienza intensa, che mi ha permesso di confrontarmi con contesti internazionali e di portare a casa nuovi strumenti e idee per il nostro lavoro quotidiano. Un tassello in più verso una rete europea più consapevole e attenta alla salute mentale».
Dalla cooperativa L'Arcobaleno, oltre a Nicholas, è partita anche Elena Panzeri: lei alla volta dell'Austria: «Ero in un gruppo di 25 persone tra psichiatri, psicologi, infermieri, educatori, assistenti sociali, insegnanti, arteterapeuti e ricercatori. Siamo stati accompagnati nel nostro percorso dagli operatori di Pro-Mente OO, un’organizzazione austriaca che ci ha guidato a scoprire il sistema di cura del loro paese e ci ha mostrato la loro prospettiva sul tema, facendomi scoprire differenze significative, per esempio da loro sono ancora presenti in modo diffuso i grandi ospedali psichiatrici, e considerano il lavoro un elemento centrale di identità sociale nella riabilitazione – ha raccontato Elena al rientro. - Ma ho trovato anche parecchi punti in comune, come le domande di senso sul lavoro che svolgiamo, sui temi della prossimità al dolore e del supporto nei percorsi di recovery. Sono state due settimane dense: tra Wesenufer, Linz e Vienna abbiamo seguito lezioni accademiche, partecipato a gruppi di peer education e condiviso riflessioni sul nostro ruolo nei sistemi di salute, tra benessere e fragilità, tecniche e politiche. Torno al mio lavoro quotidiano arricchita da confronti profondi, umani e professionali, e con un desiderio rinnovato di contribuire, anche dal mio angolo di mondo lecchese, a un sistema di cura che guarda a orizzonti più ampi, dove tutti abbiano davvero diritto alla cura».

«Torno anche io arricchito da nuovi sguardi e relazioni umane profonde – così Nicholas Felitti conclude il suo racconto –. La seconda edizione del progetto è già in partenza e consiglio davvero a chiunque ne abbia la possibilità di partecipare: è un’esperienza formativa unica».
