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Vesti Solidale: la sartoria Taivè apre il nuovo laboratorio

Vesti Solidale: la sartoria Taivè apre il nuovo laboratorio

Un nuovo spazio di creatività, lavoro e sostenibilità. Per rafforzare un progetto virtuoso che, da oltre 15 anni, promuove l’inclusione lavorativa e sociale di donne in situazioni di fragilità. Il progetto «Taivè. Un filo per l’integrazione» inaugura il 22 maggio 2025 il suo laboratorio di sartoria sociale in via Uruguay 37 a Milano. Ovvero il luogo in cui, utilizzando materiali tessili riciclabili, saranno realizzati i prodotti destinati poi a essere venduti nel nuovo negozio di Taivè, aperto nello scorso dicembre in piazza San Materno 18, sempre a Milano.

Nata nel 2009 su iniziativa di Caritas Ambrosiana, la sartoria sociale Taivè è un progetto dedicato all’inclusione sociale e alla promozione del lavoro etico attraverso l’arte della sartoria, ed è condotto in collaborazione con Vesti Solidale, cooperativa membro del Consorzio Farsi Prossimo.

La missione è creare un ambiente accogliente, in cui le persone possano imparare, crescere e riappropriarsi delle proprie capacità, contribuendo allo stesso tempo alla comunità.

VSO Taive Uruguay inaugurazioneDalla sua nascita, Taivè ha coinvolto 45 donne provenienti da oltre 20 Paesi del mondo, fornendo loro competenze professionali (nei campi della stireria, della sartoria, della realizzazione di piccole riparazioni e di nuove confezioni) e strumenti per un’effettiva integrazione sociale e lavorativa. Con il laboratorio di via Uruguay, il progetto potenzia l’attività produttiva e si conferma elemento di snodo tra artigianato, sostenibilità ambientale e integrazione sociale.

Attualmente a Taivè lavorano 5 sarte, tutte con un contratto a tempo indeterminato per 25 ore settimanali. Le sarte provengono da Angola, Afghanistan, Pakistan, Egitto e Sri Lanka.
Ognuna con le sue specializzioni, chi nelle borse e nelle creazioni patchwork, chi con i piccoli ritagli - "gli scarti degli scarti" - realizza piccoli accessori e bigiotteria.
Marcelina, che lavora alla sartoria da quattro anni, è specializzata invece nel taglio, e ci confida: «quando guardo un oggetto che ho creato provo orgoglio nel pensare "l'ho fatto io". Questo mi piace molto del mio lavoro».

Accanto a loro, l’indispensabile e prezioso supporto fornito da 6 volontarie (Gabriella, Marina, Lilia, Teresa, Laura e Paola), che integrano l’opera della coordinatrice di progetto, Maria Squillaci, e della consulente di sartoria, Flora Todeschini.

Nel nuovo laboratorio verranno realizzati accessori per la casa, abiti su misura, borse e bomboniere, utilizzando scarti di tessuto, provenienti in parte dai cassonetti gialli per la raccolta di indumenti e rifiuti tessili gestiti da Vesti Solidale, in parte da aziende e privati che hanno fondi di magazzino da mettere a disposizione. Taivè, insomma, punta all’inclusione sociale, ma anche alla sostenibilità ambientale e al riuso creativo: formula destinata, tra via Uruguay e piazza San Materno, a dare frutti sempre migliori.

«I tessuti che usiamo sono unicamente tessuti pregiati, in parte arrivano dalla raccolta del tessile, selezionati nell'hub di Rho - spiega Maria Squillaci - in parte arrivano da donazioni di privati, ex sarte o familiari di persone defunte, che donandoci qualcosa di prezioso dei loro cari, ad esempio le cravatte di seta che non si usano più, trovano il modo di dare una nova vita ai loro effetti personali e, in qualche modo, continuare a ricordarli anche così.

I nostri sono manufatti sartoriali di qualità elevata, ciascuno è un pezzo unico - continua Squillaci. - Il valore del laboratorio di Taivè non è solo nel progetto sociale, ma comprare uno dei nostri prodotti vuol dire assicurarsi un prodotto unico e di grande valore».

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