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I soci alla scoperta delle cooperative/ Visita alla comunità alloggio Meschi
Prosegue il nostro racconto degli incontri dedicati ai nuovi soci delle cooperative di Consorzio Farsi Prossimo: questa volta, andiamo a Lecco per visitare la Casa alloggio “don Isidoro Meschi”.
Il Centro Don Isidoro Meschi è una Casa alloggio ad alta integrazione sanitaria che, dal 1992, accoglie persone affette da HIV/AIDS, offrendo sia servizi residenziali (10 posti) che diurni (2 posti). Nato nell'ambito di Caritas Ambrosiana e gestito dalla cooperativa sociale L'Arcobaleno, parte del Consorzio Farsi Prossimo, il centro ha evoluto la sua missione nel corso di oltre 30 anni, passando dall'offrire un'assistenza dignitosa durante l'emergenza AIDS degli anni '80 a favorire oggi il recupero e il mantenimento delle autonomie personali, affrontando anche problematiche sociali e psicologiche correlate.
Michela Sala e Marianna Mapelli, dipendenti e socie della nostra cooperativa L'Arcobaleno, hanno scelto una visita all’interno della propria cooperativa, visitato proprio la comunità alloggio"don Isidoro Meschi". Un'occasione per conoscere meglio un servizio fondamentale per l'accoglienza e il supporto di persone sieropositive.
Marianna, 47 anni, lavora come amministratrice del personale presso L'Arcobaleno da aprile 2024. In precedenza, ha lavorato nello stesso ruolo in un'azienda metalmeccanica. "A livello di lavoro cambia poco dal profit, ma l’ambiente qui è più sereno e tranquillo", racconta. Michela, 27 anni, è invece entrata in cooperativa a maggio 2023 dopo uno stage e si occupa della selezione del personale. Prima lavorava come insegnante, dopo aver studiato filosofia all’università.
Entrambe hanno scelto di visitare la comunità per vedere da vicino un servizio di cui si occupano solo sulla carta. "Conoscere di persona operatori e ospiti è stato importante", dice Michela. "Spesso parliamo con gli operatori solo al telefono per questioni amministrative, ma raramente li incontriamo dal vivo. Vedere il loro lavoro quotidiano e poterci presentare di persona ha dato un volto alle voci con cui ci relazioniamo".
Riguardo all’esperienza, Marianna commenta: "Sono cresciuta negli anni in cui si iniziava a parlare di Aids e mi ha interessato scoprire come siano cambiate le cure e l'approccio nel tempo". Oggi, grazie alle terapie disponibili, le persone sieropositive possono condurre una vita più normale e la comunità diventa un punto di riferimento per chi non ha una rete familiare di supporto. "Qui trovano non solo cure, ma una casa e una nuova famiglia", sottolinea.
Importante, ci dicono ancora più convinte dopo questa visita, è oggi tenere alta l’attenzione su queste tematiche. "Le malattie sessualmente trasmissibili sono meno discusse oggi, ma questo non significa che siano sparite", afferma Michela. "Sarebbe utile una maggiore sensibilizzazione per non far spegnere i riflettori su una malattia che è sì curabile oggi, ma sicuramente è molto seria e impattante".
Essere socie della cooperativa è per loro una scelta consapevole. “Nel mio lavoro ho a che fare con tante persone esterne, faccio colloqui e rappresento la cooperativa”, racconta Michela. “Mi sono resa conto che volevo farne parte in modo più partecipato, non solo come dipendente, ma come socia. Essere socia significa parlare della cooperativa in prima persona, sentirla mia e contribuire in modo più diretto alle sue scelte e al suo sviluppo”.
Anche Marianna ha sentito fin da subito il desiderio di entrare a far parte della cooperativa in maniera più coinvolta: “Venendo da un'azienda privata, dove tutto era nelle mani dei titolari, qui ho trovato un ambiente diverso, più collaborativo”, spiega. “Diventare socia è stato un passo naturale: mi sento parte di un gruppo, dove ognuno può portare il suo contributo e nuove idee. Credo che ogni socio possa aiutare a creare nuove opportunità, ed è proprio questo spirito che mi ha spinto a fare questa scelta già dopo pochi mesi”.
