aids meschiIl centro “Don Isidoro Meschi”, comunità residenziale che accoglie uomini e donne che convivono con il virus Hiv, festeggia i 30 anni di servizio nel territorio lecchese a favore dei malati di Aids e delle loro famiglie. 

Aperto da Caritas Ambrosiana a Tabiago di Nibionno il 27 novembre 1992, è stato successivamente affidato alla gestione della nostra cooperativa sociale L’Arcobaleno e si è trasferito presso la casa delle suore di Maria Bambina a Maggianico di Lecco (2016), quindi nella sua sede attuale, a Villa Aldé di Lecco (2021).

Il centro “Don Meschi” è stata la seconda comunità dedicata all’accoglienza dei malati di Aids aperta in diocesi da Caritas Ambrosiana, dopo il centro “Teresa Gabrieli” di Milano. Oggi entrambi i centri sono affidato alla gestione di due cooperative del Consorzio Farsi Prossimo: il Gabrieli, infatti, è gestito dalla coop Filo di Arianna. 

 

La storia del centro "Don Isidoro Meschi"

Il centro Meschi in tre decenni ha assistito 242 persone, prestando loro cure mediche e psicologiche e accompagnandole nei percorsi di reinserimento sociale e lavorativo. Inizialmente, le persone affette da Hiv, spesso molto giovani e con legami familiari spezzati, avevano un’alta probabilità di non sopravvivere alla malattia. L’accoglienza post-ricovero ospedaliero le accompagnava con gli strumenti delle cure palliative sino al momento della morte; ben 53 dei 75 decessi registrati al “Don Meschi” si sono verificati nei primi 10 anni di funzionamento della struttura. In seguito, l’avvento di farmaci anti-Hiv sempre più potenti ha cambiato le strategie di cura e le prospettive di vita dei malati; chi si cura presto e bene, anche se non guarisce del tutto, può condurre un’esistenza normale, inoltre l’incidenza di nuove diagnosi di Hiv è in continua diminuzione.

Il nuovo scenario ha modificato le prospettive di lavoro del centro “Don Meschi”. La casa-alloggio offre oggi accoglienza a persone con multiproblematicità sanitarie e sociali, segnate nel corpo e nella mente da decenni di malattia, invecchiate con l’Hiv o in alcuni casi con diagnosi recenti di infezione, ma con patologia già avanzata. E soprattutto, la cooperativa, insieme alla rete che la sostiene, da Caritas a CFP, prosegue l'impegno informativo, educativo e culturale

Occorre sensibilizzare le giovani generazioni, in chiave preventiva, per renderle consapevoli e responsabili, in modo da abbattere il tasso di trasmissione del virus, elevato soprattutto nella fascia d’età 25-29 anni. Bisogna mantenere alta la guardia nei confronti di pregiudizi e forme di stigma sociale sempre possibili e striscianti: i tempi della ghettizzazione dei malati di Aids sono alle spalle, ma non bisogna mai smettere di curare le paure, che hanno sempre ricadute culturali e producono discriminazioni. Infine, è opportuno non smettere di sollecitare le istituzioni e le comunità, ecclesiali e civili, perché favoriscano percorsi di cura, accoglienza e reintegrazione sociale, che siano efficaci e rispettosi della dignità dei malati.

 

I festeggiamenti per i trent'anni

 

In occasione del trentennale, al cinema Nuovo Aquilone di Lecco si svolgerà la rassegna cinematografica (ingresso gratuito) Il nastro rosso. Aids: l’evoluzione dagli anni ’80.

Giovedì 24 novembre, alla presenza del direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, del presidente della cooperativa L’Arcobaleno, Renato Ferrario, e del prevosto di Lecco, monsignor Davide Milani, verrà proiettato il film Philadelphia; giovedì 1 dicembre (Giornata internazionale contro l'Aids) sarà la volta della pellicola Dallas Buyers Club, cui seguiranno interventi di operatori del Centro “Don Meschi”.

 

Nel frattempo, il sito internet e la pagina Facebook dell’Arcobaleno proporrà testimonianze, iniziative e articoli dedicati al tema dell’Aids, nell’ambito della campagna “30 di queste storie”. Che avrà il suo culmine, sabato 26 novembre, in una festa a Villa Aldé (via Montalbano 7) aperta dalle ore 11 a operatori, ospiti di ieri e di oggi, famigliari, sostenitori del centro “Don Meschi”: dopo la Messa celebrata da monsignor Angelo Bazzari (nel 1992 direttore Caritas e propulsore del progetto) e don Mario Proserpio (assistente del centro), verrà inaugurato il murale “Il giardino dell’accoglienza”, ideato e realizzato da ospiti e operatori.

 «Sono orgoglioso – dice Renato Ferrario, presidente della cooperativa L’Arcobaleno – di poter festeggiare i 30 anni della comunità-alloggio con chi l’ha avviata e con tutti coloro che a vario livello hanno contribuito a dare calore, gioia, speranza a tutte le persone che sono state accolte. I tempi sono cambiati dal novembre 1992, momento in cui Caritas Ambrosiana apriva, con tante difficoltà e paure da parte di tanti, la comunità a Nibionno. La cooperativa ha creduto in questa “opera segno”, mettendoci tutto il suo impegno verso gli ospiti e verso il territorio. A distanza di 30 anni vogliamo proporre non solo una celebrazione, ma anche un’occasione per accendere i riflettori sull’Aids, tuttora presente benché se ne parli poco. È vero che sono migliorate le condizioni di vita di chi contrae il virus, ma i contagi sono sempre tanti, anche nel territorio lecchese. Attraverso la visione di due film il 24 novembre e il 1° dicembre, Giornata mondiale contro l’Aids, vogliamo provare a parlarne con tutti».
 

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