Aiutaciadaiutare“Riconversione”.

È la parola d’ordine seguita dalle cooperative sociali del Consorzio Farsi Prossimo per continuare a garantire, anche ai tempi dell’emergenza sanitaria, e sia pure in forme adattate, quello che già quotidianamente fanno, cercando di rispondere alle esigenze delle persone fragili di cui si occupano ma adattando la risposta al contesto cambiato improvvisamente.

 

 

Consegna spesa e pasti agli anziani

  • Consorzio Farsi Prossimo già da anni ha attivo un servizio, in collaborazione con Coop Lombardia, di consegna a domicilio della spesa: si chiama Due mani in più e copre alcune zone di Milano. La consegna degli alimentari è anche l'occasione per fare monitoraggio attivo, dei bisogni, prevenzione e sostegno degli utenti, che sono anziani soli e a volte non autosufficienti.

  • In fase di avvio un nuovo servizio di consegna della spesa per persone in situazione di non autosufficienza: persone sopra i 70 anni, adulti con disabilità e chi, anche temporaneamente, non potesse provvedervi in autonomia

  • Sempre per la spesa, restano aperti ma su appuntamento, per evitare concentrazioni di persone, gli Empori della Solidarietà Caritas, che a Milano città sono gestiti dalla cooperativa Farsi Prossimo e nell'hinterland dalla coop Intrecci.

  • In Brianza, a Seregno Sociosfera opera in coordinamento con il comune che offre gratuitamente il servizio di consegna a domicilio di generi di prima necessità, alimentari e farmaci alle persone con più di 65 anni soli, senza una rete familiare che possa essere di aiuto.

  • A Monza la cooperativa Novo Millennio si è attivata con i supermercati: gli operatori della cooperativa ordinano e vanno direttamente a ritirare e consegnare agli utenti, altrimenti i tempi sono molto lunghi. Concentrano anche la consegna spese per le comunità residenziali che gestiscono.

 

Il supporto e l'ascolto a distanza

  • Sempre Novo Millennio, a Monza, per i servizi che ha chiuso, invece, cercano di mantenere i contatti e monitorare i bisogni a distanza: vale per i ragazzi disabili, per cui sono in contatto costante con le famiglie e organizzano fare colloqui e chiacchierate a distanza, ma anche per l'asilo nido, per cui vengono preparati video messaggi con letture e attività per i bambini.

  • La cooperativa Intrecci, che opera principalmente nel territorio del rhodense: «lavoriamo in connessione con le singole amministrazioni comunali dei paesi in cui operiamo e mettiamo in campo la nostra specializzazione all'interno della rete dei servizi di sostegno pratico già attivati dai comuni. Noi garantiamo la risposta telefonica, e attraverso questa raccogliamo i bisogni ma soprattutto ascoltiamo, parliamo, sosteniamo. Non è un servizio solo per i nostri utenti abituali, ma dedicato a tutti coloro che in questo momento sono più fragili: gli anziani, i malati, chi assolutamente non si può muovere di casa, ma anche le mamme rimaste sole con i bambini».

  • La cooperativa Intrecci ha normalmente attivi diversi spazi di socialità, attraverso cui negli ultimi anni hanno creato delle reti sociali forti. «Stiamo tenendo vivi anche i gruppi di cittadini che normalmente animiamo, non possiamo permettere che questo periodo ci faccia perdere i legami, e usiamo per questo gli strumenti tecnologici che ci permettono di mantenere la socialità e non lasciare sole le persone».

 

L'assistenza domiciliare e sanitaria agli anziani

  • La cooperativa L'Arcobaleno, che opera a Lecco e provincia, e la Sociosfera gestiscono diversi servizi per anziani: mentre sono stati chiusi i centri diurni, restano aperti quelli che sono anche residenze, quindi dove alcuni vivono.

  • Per gli altri, che solitamente sono assistiti nei centri diurno, è stata attivata l'assistenza domiciliare. Gli operatori, tra cui animatori, l'infermiere, il fisioterapista, gli oss, sentono telefonicamente gli anziani e valutano le situazioni caso per caso. Si va in casa quando c'è bisogno fisico, ad esempio per aiutare a fare la doccia, o per le necessità sanitarie.

  • È ovviamente attivo il servizio dell'infermiera di comunità, sempre della cooperativa L'Arcobaleno, che continua ad assistere gli anziani in carico a casa loro, sia per gli aspetti della salute, ma anche di monitoraggio e gestione dei bisogni.

 

Il problema della sicurezza sanitaria

C'è un problema, e anche grosso, nei servizi domiciliari che le cooperative stanno assicurando: quello della sicurezza.

«Non riusciamo ad avere sufficienti dispositivi di protezione, in pratica, mancano le mascherine», denunciano in molti. «Fino a qualche giorno fa riuscivamo ad averle dal nostro fornitore abituale, ma già contingentate: non ne consegnano più di dieci per acquirente», denuncia la cooperativa L'Arcobaleno.

Al Consorzio Farsi Prossimo, che sta cercando di procurarsi mascherine per tutte le sue cooperative che ne hanno bisogno, raccontano di aver fatto un ordine, che però all'ultimo è stato bloccato e dirottato verso gli ospedali.

Le cooperative di Consorzio Farsi Prossimo continuano anche in questo periodo a offrire numerosi servizi ai più deboli della società. Se molti servizi sono stati chiusi, restano attivi quelli fondamentali: ci sono gli operatori della domiciliarità, che portano aiuto ad anziani e persone troppo fragili per cavarsela da soli, gli educatori dei servizi residenziali, dove vivono minori, stranieri, persone con problemi psichiatrici e tanti altri servizi indispensabili ai più deboli. Si parla di circa 1000 lavoratori che stanno ancora venendo a contatto con gli utenti e circa 6mila persone fragili che usufruiscono degli aiuti, oltre a quasi 3500 persone ospitate nelle diverse strutture anche loro senza dispositivi di protezione.

«I nostri lavoratori continuano a fare i necessari lavori di cura a proprio rischio e pericolo per aiutare i nostri utenti, che non possono essere lasciati soli», spiegano da Consorzio Farsi Prossimo.

«Le nostre comunità residenziali sono aperte, non sono servizi che si possono chiudere – spiega Alessandro Colombo della cooperativa Filo di Arianna – Cerchiamo di seguire tutti gli accorgimenti del caso». Filo di Arianna ha diverse comunità psichiatriche e appartamenti per persone con disturbi mentali: «Facciamo molta fatica a contenere l'insofferenza degli ospiti – continua Colombo – ma stiamo assistendo a molte prove di straordinaria disponibilità da parte degli operatori».

Ma a che prezzo?

«Siamo servizi essenziali? - si chiede Minelli - Noi ne siamo ben consapevoli, non altrettanto chi ha il dovere di garantire anche a noi di lavorare in sicurezza. Perché allora siamo abbandonati a noi stessi?».


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 dona

Come puoi leggere nelle nostre interviste, la maggior parte dei nostri operatori è al lavoro. In condizioni ancora più difficili. Nonostante la paura.
Lo facciamo perché crediamo che le persone di cui ci prendiamo cura abitualmente abbiano ancora più bisogno di noi, in questo periodo.

Ma anche noi abbiamo bisogno: questa situazione comporta una riorganizzazione continua, nuove spese, corsi di formazione, diversi strumenti.

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