2019 05 14 sito riuseIl seguente articolo è stato pubblicato sul numero di maggio di Scarp de' tenis, in uno speciale dedicato alle imprese sociali.

 

Se l'obiettivo di ogni impresa è creare profitto, quello delle imprese sociali è generale valore non soltanto economico, ma anche per le persone. E sono diversi i modi in cui sceglie di farlo.

In Lombardia da più di vent'anni è attiva l'esperienza della Rete RIUSE, una rete di sette cooperative sociali attive nel mercato del recupero e del ricircolo degli indumenti usati. In pratica, gestiscono la raccolta dei vestiti usati che finiscono nei “cassonetti gialli” - sparsi in molti comuni – che portano il marchio Caritas Ambrosiana. Contrariamente a quello che molte persone credono, “buttando” i vestiti dismessi nei cassonetti gialli, questi non vengono “donati ai poveri”, perché per la legge si tratta di rifiuti e come tali vanno gestiti.

Il modello imprenditoriale che sta dietro è più complesso, e non ha l'obiettivo di fare beneficenza ma creare lavoro e generare valore in una catena più lunga.

Le cooperative sociali della Rete RIUSE oggi raccolgono indumenti da circa 2mila cassonetti distribuiti sui territori delle diocesi di Milano e Brescia, per un totale di 30 milioni di capi recuperati ogni anno.

«Questi capi vengono in piccola parte distribuiti alle persone bisognose nei 300 centri Caritas parrocchiali. Però c'è una grandissima eccedenza che viene da noi raccolta e venduta ad aziende specializzate nel settore: aziende che sono da noi controllate, sono in possesso di tutte le autorizzazione previste dalla normativa ambientale e hanno sottoscritto con noi dei contratti etici», spiega Carmine Guanci, direttore della Rete RIUSE.
«Una piccola parte, infine, viene direttamente selezionata e igienizzata da noi e messe in vendita nella catena di negozi Share: sono dei negozi di abbigliamento usato gestiti dalle cooperative sociali e perciò anche queste finalizzate alla creazione di posti di lavoro per fasce deboli della popolazione. Abbiamo al momento 6 negozi Share: tre a Milano, uno a Varese, uno vicino a Lecco e uno a Napoli».

Recentemente la Rete RIUSE ha ottenuto anche il “marchio” Solid'R, uno standard condiviso in Belgio, Spagna, Francia e Italia che certifica le aziende impegnate nel recupero e riciclo di abiti usati secondo alcuni criteri di responsabilità sociale, sviluppo sostenibile, redistribuzione degli utili in progetti sociali, garantendo che i vestiti conferiti nei cassonetti con questo logo sono gestiti nel rispetto dei criteri europei relativi alle imprese dell’economia sociale e solidale.

E infatti i proventi di RIUSE negli ultimi 10 anni hanno sostenuto oltre 120 progetti, di cui hanno beneficiato 5300 persone, per un valore di oltre 3,5 milioni di euro. Solo nell'ultimo anno sono stati erogati quasi 436mila euro a sostegno di 25 diversi progetti sociali, realizzati dalle cooperative del Consorzio Farsi Prossimo in ambiti molto differenti: si va dai tirocini lavorativi e sperimentazioni di autonomie abitative per persone con disagio psichico all'opportunità di piccole vacanze di sollievo per disabili, alla creazione di opportunità lavorative per donne in difficoltà, attraverso il finanziamento a un laboratorio di sartoria, una bottega del commercio equo solidale, o un catering di donne rifugiate.

Sono state sostenute delle case di accoglienza per donne vittime di violenza, alcuni laboratori di attività per uomini in difficoltà, prevalentemente ex senza dimora o in uscita dal carcere, e laboratori dedicati agli anziani soli delle case popolari del quartiere Forlanini, a Milano. E ancora, il sostegno alle famiglie in crisi economica attraverso aiuti per la spesa, le bollette o l'accompagnamento ad avere una casa. Parte dei guadagni delle cooperative della Rete è andato al Fondo di solidarietà per la salute istituito dal Poliambulatorio Jenner, per fare un altro esempio, che permette di assicurare cure mediche e odontoiatriche, visite e esami di bambini accolti in comunità o di altre persone segnalate dai centri di ascolto della Caritas.

Come Paolo, 50enne che dopo la separazione dalla moglie era tornato a vivere dai genitori anziani. Lui li accudisce da quando è rimasto anche senza lavoro. Era architetto, ma a un certo punto è diventato troppo vecchio, così hanno detto. Le due pensioni bastano appena per viverci in tre. Così, quando ha avuto bisogno di una protesi per i denti, è intervenuto il Poliambulatorio Jenner grazie al Fondo di solidarietà e ai proventi dei vestiti usati.

Attenzione alle persone tra i principi cardine del loro fare impresa, ma anche attenzione all'ambiente, ci spiega Guanci: «perché un terzo dei vestiti che noi troviamo nei cassonetti non possono essere riutilizzati come indumenti: di fatto, sarebbero rifiuti. Eppure troviamo il modo di rimetterli in circolo, ad esempio vengono affidati ad aziende che riciclano la fibra facendone materiale come tessuto non-tessuto o imbottiture».