dettofatto museo piccolaLe cooperative sociali possono essere di tipo A o di tipo B. Quelle “di tipo B” hanno come finalità l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Una distinzione che non è generalmente conosciuta dalla maggior parte della cittadinanza (anche perché è una informazione “tecnica”), ma lo sa bene chi invece lavora nel campo del sociale.

Quello che anche noi “del settore” spesso pensiamo è che i servizi imprenditoriali offerti dalle cooperative di tipo B siano prevalentemente legati ai settori delle pulizie o dei trasporti, o di manovalanza.
E invece, ci sbagliamo.

La nostra cooperativa Detto Fatto, che ha sede a Sesto San Giovanni, offre un servizio originale anche nel campo della cultura. E ora, forte dell'esperienza maturata in questi anni, vuole allargare la sua offerta.

Di cosa stiamo parlando? Da alcuni anni la Detto Fatto fornisce un servizio al Museo del Duomo di Milano. Alcune persone – prevalentemente giovani – hanno iniziato a lavorare al Museo del Duomo come custodi nelle sale, ma pian piano il loro ruolo si è ampliato.

«Nel 2015, al termine di Expo, siamo partiti in 9, ma oggi siamo un gruppo di 16 lavoratori – racconta Daniele Calabrese, responsabile dei servizi museali della cooperativa. – Siamo tutti giovani, intorno ai 30 anni, uomini e donne con profili professionali differenti, ma ciascuno con una specificità nel campo della cultura. C'è chi ha una formazione in archeologia, in storia dell'arte, in beni culturali, chi arriva dalle risorse umane, chi è specializzato in comunicazione».

E infatti, dall'iniziale lavoro di “guardiania” che era stato richiesto alla cooperativa, la presenza di un gruppo di giovani specializzati ha fatto aumentare le ore e le mansioni richieste.

«Oggi, oltre al presidio più pratico nelle sale, stando quindi attenti che i turisti rispettino le regole e mantengano sempre l'educazione, ci occupiamo anche di fare una mediazione linguistica nelle sale, e possiamo fornire informazioni supplementari. Oltre a questo ci occupiamo del servizio di accoglienza e dell'info point», specifica Simone Gallo, anche lui membro dello staff.

Alla cooperativa, infine è richiesto anche di gestire il servizio di deposito bagagli per chi deve visitare il Museo.

«Questo al Museo del Duomo è stato un lavoro nuovo per la cooperativa Detto Fatto, un incipit – continua Daniele Calabrese. – È stata un'opportunità che non era preventivata ma che si è rivelata buona, e per questo ora vorremmo espanderla».

Ad esempio, proponendosi anche ad altri musei e centri di cultura.

«Abbiamo analizzato le professionalità e le specificità all'interno del gruppo e stiamo pensando di proporre laboratori didattici e percorsi tematici con adulti. Ovviamente, dato che siamo una cooperativa sociale, il nostro punto di forza rispetto ad altri sarà l'attenzione alle fragilità: vorremmo costruire percorsi di visita dedicati a persone con disabilità, ipovedenti o non vedenti. Abbiamo personale che ha già fatto esperienza in questo campo ed è una ricchezza da far fruttare, perché le persone svantaggiate non siano escluse dalla possibilità di fruire di opportunità culturali».

Oltre ovviamente a cercare un punto di raccordo con gli altri servizi “storici” della Detto Fatto: «La cooperativa si è già occupata, in passato, di allestimento di piccole mostre o eventi e ha esperienza anche nei piccoli trasporti e catalogazioni. E poi il servizio di pulizie. L'integrazione di questi settori diversi può generare un pacchetto di offerte interessante».