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Custodi del Bello: e dopo il tirocinio?
Una storia dolceamara, e una riflessione. Che nasce proprio da questa storia.
Quella di Fabrizio, che ha visto alcune cadute che l’hanno portato per un periodo a trovare rifugio a Casa Jannacci, il dormitorio comunale di viale Ortles. Da lì è ripartito, anche grazie a un’esperienza di volontariato in una squadra di Custodi del Bello Milano.
«Un uomo in gamba: dal ruolo di volontario gli abbiamo proposto il tirocinio e poi ha trovato lavoro in una azienda, nel settore delle pulizie», racconta l’educatrice che l’ha seguito.
Tutto bene, fino a qui. «È venuto a trovarci di recente e ci ha raccontato alcune difficoltà a reggere un lavoro “normale”».
Una visita che ha stimolato alcune riflessioni interessanti tra gli operatori sul rapporto tra percorsi di accompagnamento e mondo del lavoro:
«A volte ci troviamo di fronte a persone con fragilità importanti», racconta. «Attraverso questi progetti, spesso il Terzo Settore riesce a dare opportunità e una spinta che restituiscono fiducia e competenze. Eppure, a volte non basta per rendere questo risultato consolidato: anche quando un’esperienza va bene, non sempre è scontato che si trasformi in un lavoro stabile. Oggi il mercato del lavoro tende spesso a espellere chi non riesce a mantenere livelli di performance molto alti».
Accanto alle storie riuscite, dunque, esistono anche percorsi più fragili: «Noi raccontiamo spesso i casi che funzionano, ma in gran parte delle situazioni incontriamo ancora molte difficoltà».
È una consapevolezza condivisa anche a livello nazionale. «A novembre ho partecipato a Firenze alla “Comunità di pratiche” della rete nazionale dei Custodi del Bello - racconta Cristina Somaini, educatrice del progetto - Il confronto ha fatto emergere proprio questo punto: i progetti funzionano, producono risultati, ma la domanda è sempre cosa succede dopo».
Progetto nazionale Custodi del Bello
Bisognerebbe sviluppare quei passi in più di consolidamento, di collegamento, però le difficoltà - chi lavora nel sociale lo sa bene - sono sempre le stesse: spesso mancano il tempo, le ore di lavoro, l’équipe e una rete sufficientemente strutturata. Le idee non mancano, anzi. Ma per trasformarle in percorsi concreti servono risorse, coordinamento e continuità.
«Più che una difficoltà è una riflessione di fondo sul lavoro sociale e sulla direzione da prendere: spesso si corre, manca il tempo di fermarsi e chiedersi anche dove vogliamo andare».
In quest’ottica la “Comunità di pratiche” è uno spazio molto importante e costruttivo in cui tutti gli operatori possono fermarsi per riflettere e mettere a fattor comune esperienze e prospettive di senso verso le quali orientarsi per diventare fautori di cambiamento positivo nelle nostre città.
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Progetto nazionale Custodi del Bello
