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40 anni di Detto Fatto: l'intervista di Confcooperative

40 anni di Detto Fatto: l'intervista di Confcooperative

Proponiamo l'intevista che Confcooperative ha realizzato a Ileana Malfatto, presidente della cooperativa Detto Fatto, in occasione del 40esimo anniversario della cooperativa.

«La cooperativa è nata nel 1984, in un momento di forte trasformazione: a Sesto San Giovanni chiudevano le acciaierie e si affacciava un nuovo modello economico, che però lasciava indietro molte persone». Ileana Malfatto ripercorre così le origini di un’esperienza che ha saputo evolversi insieme al territorio.

«Quando siamo arrivati noi, nei primi anni Duemila, eravamo in quindici, tutti italiani. Oggi siamo 150 e rappresentiamo 33 nazionalità diverse». La crescita numerica è andata di pari passo con una trasformazione culturale e organizzativa. «Abbiamo sempre cercato di leggere i bisogni della città, facendoci interpellare dai cambiamenti in corso. Da lì è nata l’esigenza di lavorare in rete con altre cooperative, creando una vera e propria filiera sociale. Il nostro intervento sul lavoro è sempre pensato come parte di un progetto di vita delle persone».

Un altro elemento distintivo della cooperativa è la capacità di operare in ambiti diversi, mantenendo coerenza con la missione sociale. «Abbiamo scelto attività che potessero stare sul mercato e nel tempo abbiamo imparato a organizzarle. Soprattutto, abbiamo capito che, modellandole sulle esigenze delle persone più fragili, riuscivamo a dare continuità e stabilità». 

Negli ultimi anni, a Milano, Detto Fatto ha incontrato anche un nuovo tipo di fragilità, meno visibile ma diffusa: quella dei giovani, spesso laureati in discipline umanistiche, che faticano a trovare un posto nell’economia metropolitana dominata da finanza e tecnologia. «Anche questo è stato per noi un incontro significativo. Alcuni di questi ragazzi hanno trovato nella cooperativa non solo un lavoro, ma un luogo dove poter attivare i propri desideri e progettualità. Non siamo un’impresa che li assorbe, ma uno spazio in cui possono mettersi in gioco».

Ascolta l'intervista integrale qui