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Coop Il Grigio si presenta: intervista alla vicepresidente Amalia Morano
Dall’inizio del 2024 è entrata a far parte di Consorzio Farsi Prossimo una nuova cooperativa: è Il Grigio, che ha sede a Calolziocorte, in provincia di Lecco.
Il Grigio è una cooperativa sociale di tipo B, cioè che ha come obiettivo l'inserimento lavorativo per persone svantaggiate e deboli.
Amalia Morano è vicepresidente della coop Il Grigio, insieme a Lorenzo Totis, mentre il presidente è Francesco Manzoni. Ad Amalia abbiamo chiesto, di presentare la sua cooperativa ai soci e lavoratori delle altre coop consorziate di CFP.
«Siamo nati nel 2008 dall'esperienza di un'altra cooperativa locale, la Don Bosco. A oggi la nostra cooperativa conta 45 persone dipendenti, più alcune, circa 6 o 7, che stanno facendo un percorso di tirocinio. Lavoriamo in due grossi settori: il primo, più storico, è quello dei servizi ambientali, con la manutenzione del verde, il trasporto di rifiuti speciali destinati al recupero.
Nel 2014 poi abbiamo avviato quello che oggi è il secondo ramo della nostra attività: il settore alimentare, che comprende l’offerta di servizi qualificati di catering e banqueting, preparazione pasti per scuole e aziende, la distribuzione di prodotti ortofrutticoli a km zero e un laboratorio di produzione di ravioli e pasta fresca.
Abbiamo attivato una forte collaborazione con la Caritas Ambrosiana per lo sviluppo di un progetto di supporto alla povertà alimentare, attraverso la gestione della mensa della Casa della Carità di Lecco, la predisposizione di un magazzino centralizzato per l’acquisto e la distribuzione ai centri di ascolto parrocchiali di generi di prima necessità destinati agli indigenti, e un centro cottura per il recupero e la trasformazione delle eccedenze alimentari».
Ci racconti qualcosa di più delle attività del settore alimentare?
«Abbiamo un centro cottura e trasformazione in cui recuperiamo le eccedenze, che attualmente provengono dai Mercati Generali di Milano, attraverso processi di cottura, abbattimento o pastorizzazione, e le rendiamo poi disponibili per la mensa, i centri di ascolto, gli Empori della solidarietà. I prodotti che ne escono sono principalmente verdure congelate, passata di pomodoro, confetture, ma l’intenzione è di ampliare ulteriormente la gamma dei prodotti offerti.
La seconda grande attività è il nostro pastificio: abbiamo una grossa commissione da parte di una azienda che ci commissiona pasta fresca e che vende anche all’estero, e poi facciamo vendita al dettaglio e riforniamo Gruppi di acquisto solidale. Si chiama PastTeto, con un gioco di parole che rende omaggio a uno dei nostri responsabili, Stefano “Teto”, che ci ha lasciato tempo fa.
Abbiamo poi un servizio di catering e l’ultima novità è che da poco ci hanno affidato la gestione di un bar all’interno di una struttura di Lecco, l’Officina Badoni, dove hanno sede alcuni progetti sociali».
Il Grigio è una cooperativa di tipo B: significa che impiega tra i suoi dipendenti persone considerate “svantaggiate”. In che modo?
«Tra i nostri dipendenti ci sono 17 persone in difficoltà secondo la legge 381/91, più altre che, pur non essendo riconosciute nei termini di legge, hanno bisogno di un accompagnamento o di un sostegno nel loro percorso lavorativo. Ci sono persone con disabilità psichica, c’è chi ha un passato in carcere. Sono impegnate sia nel settore del verde, sia in quello alimentare: il fatto di avere attività così diverse a volte è un po’ dispersivo in termini di organizzazione del lavoro, ma la nostra scelta è stata quella di poter offrire diversi tipi di impieghi, in cui ciascuno, a seconda delle proprie possibilità e risorse, potesse trovare il suo posto più adatto».
Cosa vi ha spinto a entrare in Consorzio Farsi Prossimo come cooperativa socia?
«Da anni, in realtà, gravitiamo intorno al mondo delle cooperative del Consorzio Farsi Prossimo e della Cartias, con cui la collaborazione è fortissima soprattutto da quando abbiamo attivato il settore alimentare, quindi a un certo punto è stato naturale chiedere di farne parte.
La nostra storia ha radici nella cooperativa Don Bosco, e gli ideali dei fondatori, così come di chi lavora oggi in cooperative, sono molto vicini a quelli del mondo cattolico, di Caritas e di CFP. Per questo abbiamo voluto formalizzare e concretizzare questa vicinanza. Noi facciamo già parte di un altro consorzio, “Consolida” di Lecco: sono due approcci diversi, ma entrambe sono appartenenze stimolanti e interessanti».
Cosa vi aspettate da questo “stare insieme”?
«Ci aspettiamo di coltivare un senso di appartenenza intorno agli stessi ideali, di riconoscere nelle altre cooperative socie lo stesso intento, la stessa visione, lo stesso sogno anche. Di condividere gli stimoli e i motivi che ti fanno andare avanti nel lavoro di ogni giorno, insomma.
Inoltre, ci siamo sempre più resi conto negli anni che da soli non si va da nessuna parte: immaginiamo di poter costruire progetti insieme, cooperare insieme, non nel senso banale di “non pestarsi i piedi a vicenda”, ma crediamo proprio nella possibilità di costruire qualcosa in grande, mettendo in campo progetti più strutturati e solidi, in cui ciascuno mette competenze, risorse e identità proprie e specifiche».
