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Storie dalla Sammamet: un nuovo cittadino italiano tra noi
In occasione della Festa della Repubblica, vi raccontiamo la storia di Sibari, lavoratore della cooperativa Sammamet che da poco è diventato cittadino italiano
Sorride, Sibari. Sorride mentre racconta le sue mille peripezie che lo hanno portato fino a questo traguardo: la cittadinanza italiana, che ha ottenuto lo scorso marzo. Racconta seduto nella sede della cooperativa Sammamet, dove lavora da sei anni ed è ormai parte della “famiglia”.
La cooperativa Sammamet è una coop di tipo B che da oltre trent'anni lavora prevalentemente sul territorio di Cinisello Balsamo, offrendo servizi di cura del verde, pulizie e manutenzioni, e impiegando persone che hanno uno svantaggio sociale o fanno fatica a trovare un impiego nel mercato lavorativo tradizionale.
«Sono venuto in Italia la prima volta nel 2007 per lavorare per una famiglia siciliana che avevo conosciuto nel mio Paese, il Marocco – inizia a narrare. – Avevano una impresa familiare nel campo edilizio: mi hanno fatto un regolare contratto a tempo indeterminato, potevo pagarmi una casa in affitto, all'inizio andava bene. Poi loro hanno chiuso l'azienda e io sono rimasto a piedi».
Per la prima estate Sibari trovò un lavoro in un ristorante, in una località di mare, ma poi ebbe un forte problema di salute. Ricorda quel periodo pieno di decisioni confuse e poco razionali, si trasferì prima a Catania dove visse un periodo in strada, poi a Roma, e infine la decisione di tornare a casa, per potersi curare. «Con i farmaci che diede lì il medico ricominciai a stare bene. Il mio desiderio, a quel punto, era di poter tornare a Pozzallo, in Sicilia, dove avevo conosciuto molte persone e pensavo di poter tornare a lavorare».
Non è stata così semplice. Per alcuni anni Sibari visse con una girandola di lavori: di nuovo in ristoranti sul mare nelle stagioni estive, al lavoro nei campi in condizioni di sfruttamento estremo, il parcheggiatore in città fino a un impiego più stabile come magazziniere. «In quel periodo ero riuscito a sistemarmi, di nuovo con una casa, mi sono messo in regola con tutti i documenti e avevo un medico che mi seguiva», racconta.
Dopo quattro anni, un nuovo crollo, ma invece di tornare a casa decise di raggiungere un fratello che viveva vicino a Milano. Era il 2013.
«Ma non sono rimasto con lui. Ho vissuto un po' per strada fino a quando mi ha preso in carico un centro medico della zona, mi sono trasferito per alcuni mesi in un dormitorio a Monza, un posto pulito, dove mi hanno aiutato a curarmi, a fare richiesta di invalidità e a trovare qualche lavoretto come lavapiatti. Poi una persona mi ha detto di provare a venire qui a cercare lavoro».
E così è entrato in Sammamet, nel 2018.
«E qui sono rimasto. Ho iniziato facendo pulizie nei condomini, oggi faccio manutenzione, ci sono quando ci sono da fare i traslochi, mi occupo di spostamento merci, della chiusura parchi... Da tempo vivo in una casa presa in affitto con la cooperativa UniAbita, di cui sono diventato socio. Tra poco verrà anche a trovarmi mio padre, che ha 86 anni. Io invece ne ho 42 e ora che ho ottenuto anche la cittadinanza italiana mi restano due sogni: spero l'anno prossimo di sposarmi, e poi mi piacerebbe avere un figlio. Ma questo è solo un desiderio, poi dipende dalla volontà di Allah: non si sa mai cosa ci aspetta domani».
