* di Giovanni Lucchini, presidente di Consorzio Farsi Prossimo

2022 palermo 4Dal 23 al 25 giugno di questo anno i Presidenti e alcuni Consiglieri delle cooperative socie del Consorzio Farsi Prossimo di Milano hanno percorso le vie della città di Palermo, per ritrovare forza, stimoli e coraggio dopo un anno così faticoso come quello appena trascorso e a dir la verità anche il precedente, entrambi segnati dallo stravolgimento portato prima dal Covid e poi e ancora dalla guerra di Ucraina.
Un percorso iniziato un anno prima, quando partendo dalle terrazze del Duomo e dal motto conciliare “Pro-vocati dalla povertà” avevamo percorso le strade di Milano in cui operiamo e cerchiamo di portare un messaggio e un servizio di solidarietà verso i più dimenticati.

Due esperienze accomunate anzitutto dal caldo che in periferia di Milano come a Palermo ci ha accompagnato e fiaccato, ma mai fermato.
Due momenti di “sosta” per noi, fuori dal ritmo convulso delle attività svolte dalle nostre organizzazioni, per rinnovarci, interrogarci e tenere vivo il richiamo ai valori che ormai 25 anni fa hanno suscitato la nascita del Consorzio Farsi Prossimo, ispirato all’omonima lettera pastorale del cardinale Carlo Maria Martini di commento alla parabola del buon samaritano.

Un testo che ci ricollega al presente e alle provocazioni dell’enciclica “Fratelli tutti” di papa Francesco. Un autore, il gesuita cardinal Martini, che ci collega a padre Francesco Cavallini, che con la sua riflessione ci ha guidato in questi momenti, provocandoci ad aprire gli occhi e a riconoscere e guardare come in un contesto così diverso dal nostro è possibile generare e rigenerare socialità, legami, relazioni, bellezza e coraggio.
Ma ci ha anche spronato a ritrovare e riconoscere in noi il “roveto ardente” più profondo che sostiene la passione del nostro lavoro e del nostro impegno per gli ultimi, concedendoci dei tempi come questo viaggio in cui ritrovarci e riprendere forza.

2022 palermo 2Nel corso dei tre giorni abbiamo incontrato realtà poco conosciute agli stessi palermitani, zone di degrado recuperate e rivitalizzate da figure di religiosi e laici intraprendenti, con risorse economiche limitate e spesso poco sostenuti dalle istituzioni.

Persone che combattono l’illegalità e si occupano dei giovani, secondo l’invito del giudice Borsellino: “noi arrestiamo i padri, voi educate i figli”.

Persone che contrappongono l’inclusione all’esclusione, che hanno una visione positiva sull’uomo nonostante il male che sta fuori dalla porta, che dedicano tempo all’arte e alla bellezza, come ad esempio i bellissimi murales di Danisinni.

Persone che costruiscono alternative alla strada del guadagno facile, che generano imprese sociali in cui includere gli esclusi del mondo produttivo, in cui combattere l’ignoranza, supportare le fragilità, valorizzando quanto sottratto alla rete della malavita organizzata, riconoscendo sempre nelle istituzioni il baluardo contro questa deriva che vorrebbe sostituirsi a esse.

 

Questi tre giorni hanno creato legami profondi, condivisione della fatica e voglia di gemellarsi, senza alcuna pretesa di insegnare qualcosa, ma anzi di imparare la scelta di fedeltà che ha accumunato questi incontri e che nei giorni scorsi ci ha spronato a portare il nostro contributo alla manifestazione “Mai più stragi” di Milano, perché a Palermo abbiamo toccato con mano cosa vuol dire avere qualcuno contro che ti danneggia locali e beni.

Qualcuno di noi, tornando a casa, ripensando all’intensità del dono vissuto tra le vie di Palermo, ha sintetizzato così l’insegnamento ricevuto: “più cuore, più mani, meno testa”!

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