20210605Sabato 5 giugno i presidenti di tutte le cooperative socie di Consorzio Farsi Prossimo si sono messi in cammino, fisicamente: un tragitto che li ha visti percorrere la strada dal Duomo di Milano fino alla periferia della città, a Cascina Monluè, intervallando momenti di riflessione sul senso e i valori che ispirano il nostro lavoro e di progettazione dei prossimi anni.

Ce lo racconta il neo presidente del Consorzio Farsi Prossimo, Giovanni Lucchini, in una sorta di Carta di inizio del suo mandato

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di Giovanni Lucchini, presidente del Consorzio Farsi Prossimo

 

“Grazie per aver parlato il mio cuore”;
“Gratitudine perché posso far strada con tutti voi”;
“Un tempo gratuito per dedicarci a “ciò che ci muove”;
“Insieme per nuove prospettive e per uno sguardo colorato sul mondo”.

Queste sono solo alcune alcuni dei commenti che hanno accompagnato la fine della giornata di pellegrinaggio e riflessione che il 5 giugno ha coinvolto i presidenti delle 12 Cooperative sociali del Consorzio Farsi Prossimo di Milano. 


Percorso iniziato nel quotidiano del nostro lavoro per scegliere come proseguire dopo le trasformazioni vissute in questo tempo di pandemia e celebrato in questa giornata a partire dalle terrazze del Duomo. Ci ha accompagnato nelle riflessioni padre Francesco Cavallini in trasferta da Palermo.
Dall’alto del Duomo, alla scuola di Sant’Ignazio, siamo stati invitati a contemplare la città, gli uomini che la vivono, quelli che amano e quelli che odiano, quelli felici e quelli tristi, facendo nostro lo sguardo mistico della Trinità, che vede la vita degli uomini e decide di redimerla mandando Gesù. La discesa è stata accompagnata dall’interrogativo su quanto siamo disposti a rispondere come Maria “eccomi manda me”, a partire da quell’invito a rallegrarsi e ad essere felici, perché soltanto un cuore felice è capace di progetti generativi. Progetti che rischiano di infrangersi e di arenarsi se non sappiamo guardare in faccia le tentazioni che vivono coloro che hanno deciso di mettersi in gioco: tentazione di evitare le fatiche, tentazione a fin di bene discendere a compromessi, tentazione di imporsi alla coscienza degli altri senza aprire spazi di libertà.

Il cammino è proseguito verso la periferia di Milano passando per un “giardino ben coltivato”: il centro Nocetum” dove ci ha accolto suor Gloria Mari, consacrata dell’Ordo Virginum, che da 30 anni è presente nel quartiere. Suor Gloria ci ha fatto conoscere un’altra realtà che prova con le sue forze a rispondere alle esigenze di un territorio povero con l’accoglienza, la condivisione e la spiritualità.

La ripartenza verso la tappa finale di Chiaravalle e di Monlué ha preso lo spunto dal cammino del popolo che arriva alla Terra Promessa. Mosè non vi entrerà, lasciando a Giosuè il compito di essere “forte e molto coraggioso” per guidare tutto il popolo facendo sì che i primi ad abitare la Terra siano coinvolti fino a che ognuno abbia preso possesso della Terra … tutti allo stesso modo! La logica per cui i primi diventano ultimi e viceversa: un messaggio che ci richiama alla
dignità delle persone e alla consapevolezza che anche quelli che consideriamo ultimi hanno tanto da dire e da insegnarci. La Terra promessa è uno stile di vita: è impegno a favore di tutti perché ci si salva tutti insieme!

Colmi delle emozioni che il cammino ci ha regalato, abbiamo raggiunto la sala capitolare della parrocchia di Monlué, anch’essa in origine un monastero del XIII secolo. Padre Francesco ha colto l’occasione per un ultimo affondo spirituale, partendo da un testo molto significativo per il nostro sistema, riletto dalla nostra Chiesa Ambrosiana nell’invito a “Farsi prossimo” come proposto dal Vescovo Carlo Maria Martini: Gesù il Buon Samaritano … ognuno di noi il viandante a terra, con le nostre ferite e i nostri limiti. Solo riconoscendoci a terra bisognosi di qualcuno che si curi di noi, possiamo poi essere prossimi di chi incontriamo sul nostro cammino, di lavoro e di vita.

Con questi pensieri del cuore abbiamo infine accolto il direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti e il suo invito, legato al cinquantesimo della fondazione di Caritas Italiana, a chiederci con lui quale sia l’apporto che ha dato e che può dare Caritas alla Chiesa e alla società: una carità che guardi alla dignità e al riscatto dei poveri e degli ultimi. Un invito che ci ha rimandato al Piano strategico di Consorzio per i prossimi due anni - “Pro-vocati dalla povertà” - frutto di cinque mesi di lavoro che ha visto coinvolti più di cinquanta consiglieri e referenti delle cooperative, che è stato consegnato ai presidenti al termine della giornata per darne l’avvio operativo.

Un percorso che beneficerà a lungo delle parole e delle provocazioni di padre Francesco e del bel clima di amicizia e di fraternità che ha animato la giornata. Una soddisfazione anche per gli organizzatori dell’iniziativa che alla fine han salutato padre Francesco con l’augurio:
“L’anno prossimo a Palermo!”

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