coronavirus

“Siamo al limite, senza presidi sanitari adeguati saremo costretti a chiudere. Abbiamo 100 mila utenti a rischio tra anziani, disabili, tossicodipendenti, malati psichiatrici. Quasi il 30% dei nostri operatori ammalati o in quarantena. Senza un aiuto non potremo garantire più nessun servizio essenziale”.

È la denuncia di Massimo Minelli e Attilio Dadda, presidenti rispettivamente di Confcooperative e Legacoop Lombardia che lanciano l’allarme sulle condizioni degli operatori sociali e sociosanitari messi in ginocchio dall’emergenza coronavirus.
 


“Chiediamo da 3 settimane di accedere ai presidi. La Lombardia sta affrontando un’emergenza sull'emergenza, che è nazionale. Oggi il governo ha firmato un protocollo con i sindacati per la sicurezza dei lavoratori. Abbiamo chiesto a Regione, protezione civile, governo che ci fossero garantiti i DPI adeguati per poter continuare a svolgere il nostro lavoro tutelando la salute delle persone che abbiamo in cura e dei nostri operatori. Non abbiamo avuto nessuna risposta e la situazione continua ad aggravarsi. Siamo stanchi di questa irresponsabilità delle istituzioni che non decidono o tra loro dibattono all'infinito” continuano.
 
Tra le situazioni più gravi c’è il comparto sociale e sociosanitario quasi al collasso a causa dei numerosi casi di contagio registratisi tra operatori e utenti. Non ultimo il caso di ieri, la morte di un 38enne disabile che frequentava un CDD. “Si continua a ignorare il problema, rischiamo di far diventare queste strutture dei focolai legalizzati. Sono strutture essenziali? Noi ne siamo ben consapevoli, non altrettanto chi ha il dovere di garantire anche a noi di lavorare in sicurezza. Perché allora siamo abbandonati a noi stessi?” affermano Concooperative e Legacoop.
 
Cruciale anche il nodo per i settori facility e filiere produttive che senza presidi rischiano il blocco mettendo a rischio produzione e rifornimenti.