INTRECCI LOGO 2011 JpegLo scorso 13 giugno la prima sezione civile del Tribunale di Milano ha condannato Editoriale Libero, riconoscendo la portata diffamatoria del contenuto di un articolo pubblicato nel 2017.


Il quotidiano Libero aveva infatti pubblicato in prima pagina un articolo dal titolo “Turpe speculazione. Elenco dei papponi che si arricchiscono con la tratta dei neri. Nel 2016 fatturati miliardari per coop ed associazioni cattoliche”. Il testo, che faceva riferimento in modo particolare all’accoglienza di persone richiedenti asilo, era corredato da una tabella in cui si citava esplicitamente, tra le altre, proprio la cooperativa Intecci, nostra consorziata.
Il giudice, nel dispositivo della sentenza, ha riconosciuto che il titolo del quotidiano di cui è direttore editoriale Vittorio Feltri ha volontariamente ricercato l’offesa gratuita nei confronti di chi “lecitamente percepisce contributi per lo svolgimento di essenziali attività d’assistenza”.


Per l’enfasi dell’articolo (“pubblicato in prima pagina, quasi fosse la notizia del giorno”) e l’esclusiva finalizzazione “alla derisione ed insinuazione del carattere para-delittuoso del ricevimento di fondi per lo svolgimento delle attività” della cooperativa, Libero è stato condannato a risarcire i danni per un totale di 25.000 euro.
Inoltre il Tribunale ha ordinato la deindicizzazione dell’articolo dai motori di ricerca generali e la creazione nell’articolo archiviato di un link di riferimento alla sentenza; infine ha ingiunto la pubblicazione del dispositivo della sentenza su Libero, a caratteri doppi del normale.


«La sanzione di questo tipo di linguaggio e comunicazione – ha detto il Presidente di Intrecci Mario Salis – non può che farci piacere. Il tema dell’accoglienza, infatti, è da troppo tempo stressato da toni e offese che non mirano a costruire il bene comune, ma a creare un nemico da additare al rancore sociale. Non è questa la strada da percorrere per costruire una convivenza civile degna del nostro Paese. Utilizzeremo la rifusione del danno stabilita dal Tribunale di Milano per implementare le nostre iniziative concrete di servizio, assistenza e sostegno alle persone più fragili di cui ci occupiamo ogni giorno, indipendentemente dal colore della loro pelle».


«Ci auguriamo che questa sentenza aiuti a ristabilire i termini del dibattito pubblico anche su un tema così divisivo come è diventato quello della migrazioni ¬– spiega il Direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti –. Solo il rispetto reciproco pure di opinioni dialetticamente contrapposte, può contribuire alla costruzione del bene comune».

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