foto convegno 2Abbiamo ripercorso insieme, in questi giorni di anniversari, la storia del nostro Consorzio e del sistema di cooperative che oggi siamo.

Qualche numero: 11 cooperative attive sul territorio di sei province italiane, oltre 15mila lavoratori e 31mila persone utenti dei tanti servizi messi in campo: 5.329 adulti in difficoltà, 23 malati di Aids, 4.219 anziani, 67 disabili fisici, 1.155 persone in famiglie fragili, 9.298 giovani e adolescenti, 2.337 emarginati gravi, 179 bambini, 859 malati mentali, 7.651 stranieri e rifugiati, 14 vittime di tratta, oltre a 118 persone socialmente svantaggiate a cui diamo lavoro.

Ma che futuro ha oggi il sistema cooperativo?
Come vede il domani del Consorzio il suo presidente?

Rileggere il passato è anche un modo per guardare avanti.

 

«Quando nacquero le prime cooperative che oggi appartengono a Consorzio Farsi Prossimo lavoravamo con l'idea che fosse nostro compito, da cristiani impegnati nella carità, vedere con lungimiranza i nuovi bisogni che emergevano, e saper dare delle risposte innovative e sperimentali. Volevamo essere precursori di un modello di welfare. Ma avevamo anche l'idea che, a un certo punto, avremmo riconsegnato tutto questo al pubblico, che ci fosse uno stato sociale funzionante che si sarebbe preso cura dei bisogni della società. Oggi la situazione è molto diversa».
È la riflessione di Giovanni Carrara, presidente di Consorzio Farsi Prossimo.

«Siamo sicuramente in una fase di grandissimi cambiamenti, di cui è difficile prevedere l'evoluzione.
Sono tante le domande oggi aperte: quale sarà l'impegno del mercato pubblico, che cosa il welfare riuscirà a garantire e in che forma, come questa forma organizzata dal basso come la cooperazione potrà continuare a dire la sua?».

«È vero che la forma cooperativa, soprattutto negli ultimi anni, ha avuto dei lati bui e alcuni scandali, ma facciamo attenzione a non buttare via tutta l'esperienza accumulata».

«Io credo che il il sistema consortile e cooperativo abbiano ancora oggi un significato forte e delle peculiarità da non perdere: a partire dalla prevalenza delle persone sul capitale. E da parte nostra, da cristiani, dobbiamo continuare a custodire e valorizzare questo mettere al centro le persone e il loro lavoro».

«In secondo luogo, quello che viene fatto non ha come scopo solo uno scambio mutualistico tra i soci - che già non è poco -, ma questo scambio ha come fine ultimo il bene complessivo della società.
Segna il passaggio da un “noi soci” a un più ampio “noi comunità”».

«Allora va bene adeguarsi e pensare ad altre forme giuridiche, accanto alle cooperative, come strumento soprattutto per aiutare operazioni economiche importanti o dimensionalmente significative, come sempre più spesso ci è chiesto di fare, ma è necessario tenere sempre davanti agli occhi questo nostro bisogno di comunità e di lavorare insieme.
Perché questo è l'aspetto che anche nel domani sarà vincente, ancora di più in un momento storico in cui sono molte le certezze che vengono meno».

 

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