baby feet

Rocco è il nome di uno dei nostri operatori della cooperativa L'Arcobaleno.
Rocco è anche il nome di un neonato, figlio di due profughi che a Lecco stanno ricostruendo la loro vita, insieme.
E non è una coincidenza che si chiamino allo stesso modo.

Questa storia inizia nel novembre dello scorso anno, quando Rocco, educatore nelle comunità di accoglienza della coop L'Arcobaleno, incontra Ches: «Mi è subito sembrato un ragazzo colto, attento a come si presentava e attento a imparare l'italiano in maniera corretta: non era sufficiente capire e farsi capire, ma per lui è sempre stato importante proprio non fare errori».

Proprio per questo suo fortissimo desiderio di fare bene da subito, e anche perché aveva una buona preparazione professionale, il suo percorso a Lecco è stato rapido e tutto sommato facile.
Dalla comunità Sprar è stato trasferito in un appartamento più piccolo, dove i ragazzi possono gestirsi con maggiore autonomia, e ha iniziato un tirocinio lavorativo in una azienda tessile locale.
Ches, in Nigeria, aveva studiato e poi lavorato come sarto, e questo si è visto subito: l'azienda infatti al termine del tirocinio l'ha assunto per i prossimi 5 anni.

«Forse proprio perché ho ascoltato in modo particolare e accompagnato questa sua tensione a essere indipendente il prima possibile, si è creato tra di noi un legame forte, più forte di quanto avviene normalmente tra ospite e operatore», racconta ancora Rocco.

Ma in questa storia, a un certo punto, entra anche una ragazza: anche lei è nigeriana, anche lei richiedente asilo (Ches invece ha già un permesso regolare per vivere in Italia). Si sono conosciuti e fidanzati, e poche settimane fa hanno avuto un bambino.
Ches ha trovato un appartamento in affitto suo, dove sta preparando la casa per la sua famiglia: non un monolocale o una stanza per sé, ma un trilocale dove la nuova famiglia potrà costruire la loro vita in Italia.

«Lo abbiamo aiutato con l'arredamento e un contributo per i primi mesi di affitto, per aiutarlo nei primi passi di questa vita indipendente. Ora bisogna solo aspettare i tempi tecnici della richiesta di asilo della compagna e poi lei e il bambino lo raggiungeranno nella nuova casa».

Un bambino a cui hanno dato un nome che vuol dire molto per Ches: lo hanno chiamato Rocco.

«È sempre un'emozione vedere il figlio di un tuo ospite, perché lo hai sempre visto con delle caratteristiche, e poi vederlo nelle vesti di padre è una cosa speciale – racconta Rocco, l'educatore, si intende – Mi ha fatto commuovere l'idea di un bambino nigeriano, con un cognome nigeriano, che ha davanti la sua vita in Italia, con un nome italiano. Per di più il mio. Non capita certo tutti i giorni».

 

Il contest #sharejourney

 

Questa storia è stata raccolta nell'ambito del progetto di Caritas Ambrosiana #sharejourney: tutti siamo invitati a condividere un incontro con una persona sconosciuta o diversa che che ci ha, in qualche modo, segnato.

Anche nella nostra storia personale sono stati proprio gli incontri con gli altri ad aiutarci a capire meglio chi siamo, a farci conoscere qualcosa di nuovo del mondo, ad aprirci la mente e renderci migliori.

Ognuno di noi è invitato a raccontare e condividere un incontro bello con una persona diversa,per colore della pelle, cultura, religione, storia. Un incontro avvenuto nel tuo quartiere. In parrocchia. A scuola. In un campo da calcio. Al lavoro. Ovunque.

Anche voi potete condividere la vostra storia sul sito share.caritasambrosiana.it.