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young starLe stelle qui sono le protagoniste.

Qui, a Stellapolare: centro diurno della coop Novo Millennio che a Monza accoglie, tutti i giorni della settimana, una ventina di persone con disagio psichico.

Al centro hanno un atelier per le attività espressive, un locale per i colloqui, oltre a un grande salone per le attività motorie o il tempo libero, un'aula di informatica, la cucina e un giardino intorno. Per un periodo lo scorso anno, hanno attivato un laboratorio radio, Radio Stella (lo potete ascoltare qui).

E ora nasce un progetto specifico per gli utenti più giovani, che prende il nome inglese Young Star.

«Young Star è un progetto per i giovani dai 18 ai 24 anni, a cui dedichiamo interamente lo spazio del centro diurno per due giorni e mezzo ogni settimana – spiega Paola Porta, responsabile dell'area salute mentale della Novo Millennio. – Il gruppo è attualmente comporto da 12 giovani. Il percorso con loro prevede una prima fase di riabilitazione psicosociale, in cui lavoriamo sulle competenze e abilità che hanno e che possono potenziare».

Il secondo passo è quello del lavoro.

«A quel punto il progetto si differenzia: chi è interessato a continuare il proprio percorso di studi viene sostenuto con un sostegno specifico allo studio.
Ma sono pochi i ragazzi che scelgono questo: la maggior parte di loro preferirebbe entrare nel mondo del lavoro. Con questi si punta a un tirocinio terapeutico o lavorativo, a seconda dell'individualità, per poi passare, si spera, in un'assunzione in azienda».

E proprio per dare opportunità lavorative a queste persone, che in un contesto normale avrebbero difficoltà, o sarebbero impossibilitati, è nato il progetto Job Station, che prevede che alcune aziende appaltino una parte di lavoro a lavoratori con disabilità che non lavorano fisicamente in azienda, ma all'interno del centro in cui sono seguiti.

«Il progetto Job Station è molto interessante perché cerca di risolvere quei problemi che storicamente si sono sempre incontrati nel momento di inserire persone in difficoltà in un normale ambiente di lavoro – spiega ancora Paola. – Ad esempio, per molte persone con un disagio mentale grave è pesantissimo gestire i rapporti relazionali con i nuovi colleghi. In una struttura protetta e che conoscono invece riescono a svolgere bene lo stesso lavoro.

In più la modalità Job Station prevede che anche l'educatore che segue i lavoratori disabili sia formato dall'azienda sullo stesso tipo di impiego, in modo che possa intervenire e garantire lo svolgimento del lavoro al posto della persona disabile nel caso in cui questa si ammali, o per un giorno non sia in grado di farcela».

Attualmente il progetto a Milano è attivo con l'associazione Club Itaca e con la Fondazione Bertini, che hanno rispettivamente 10 e 5 postazioni di lavoro in Job Station.

«Ci sembra un progetto valido, queste esperienze funzionano, e così ci siamo attivati perché possano essere aperte un paio di postazioni anche da noi alla Novo Millennio, sul territorio di Monza».

 

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 ASCOLTA QUI L'INTERVISTA A PAOLA PORTA