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Malpensa, area (ri)partenze... di vita. Intrecci per le persone senza dimora
Per quattro anni ha vissuto nel Terminal 1 dell'aeroporto di Milano Malpensa. Si muoveva con un carrello, accumulando oggetti e restando quasi sempre nello stesso spazio. Il primo contatto non è stato immediato: ci sono voluti tempo e presenza per costruire la relazione. Ha raccontato di essere una cittadina spagnola, ma nata in Slovacchia, di aver fatto la ballerina per una vita. Passo dopo passo, è nata la fiducia. Oggi la signora settantenne vive in una struttura a Seveso, dove è stata accompagnata nel novembre 2025 dopo un percorso seguito dagli operatori.
È tutto in queste storie e in queste persone il senso di “Area (ri)partenze”, il progetto avviato nell’estate 2024 con un tempo di due anni, per intercettare le persone senza dimora presenti in aeroporto e costruire, quando possibile, percorsi di uscita dalla marginalità, Concluso alla fine di marzo, si sta lavorando ora alla possibilità di proseguire per un ulteriore periodo.
Capofila è Caritas Ambrosiana, ma un ruolo centrale è svolto dalla cooperativa Intrecci che mette in campo un’équipe di educativa di strada e segue in particolare i percorsi collegati alla rete dei servizi del territorio milanese. Il progetto coinvolge anche ASST Valle Olona, Croce Rossa Italiana, City Angels di Varese e il gestore aeroportuale SEA.
Il lavoro parte dall’aggancio. Gli operatori incontrano le persone, osservano, costruiscono una relazione. È un passaggio necessario, perché senza fiducia non è possibile proporre alcun percorso. Da qui si avviano interventi personalizzati: orientamento ai servizi, accompagnamento ai dormitori, supporto per i documenti o per l’accesso alle cure. In alcuni casi si arriva a un inserimento in strutture di accoglienza, in altri si lavora su miglioramenti progressivi, anche quando la persona sceglie di restare in aeroporto.
Perché non sempre i passaggi sono uguali per tutti. Un uomo, dopo alcuni giorni in un dormitorio a Milano, ha scelto di tornare a Malpensa, interrompendo il percorso avviato. Altri invece diventano storie quasi simboliche: come quella di un uomo che oggi vive in un progetto di housing a Gallarate e della cooperativa Intrecci è diventato un lavoratore, operando come custode.
L’équipe è composta da sei operatori tra educatori e psicologi e lavora in collegamento con i servizi di Gallarate e Busto Arsizio. In due anni sono state agganciate circa 80 persone, mentre circa quindici sono state inserite in strutture di accoglienza o progetti di housing. Il progetto nasce anche da un cambio di prospettiva: non spostare le persone perché in qualche luogo “danno fastidio”, ma costruire condizioni perché possano, se possibile, scegliere una strada per loro migliore.
