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Il Grigio: Fiore, la pizzeria della legalità su Scarp de' tenis
Pubblichiamo l'articolo che Barbara Garavaglia ha dedicato alla Pizzeria Fiore, ora gestita dalla nostra coop Il Grigio, sul mensile Scarp de' tenis nel numero di marzo 2026.
C’è un Fiore che (ri)sboccia, per rendere evidente che il deserto che le mafie vogliono creare, non può soffocare tutto. Questo Fiore è una pizzeria, un luogo simbolico trasformato in occasione di rinascita della cultura della legalità, del riconoscimento del marcio che si è accumulato e che si continua a spingere sotto il tappeto dell’economia e della società lombarda, un simbolo della lotta alla criminalità organizzata.
La pizzeria ristorante Fiore si trova in una zona semicentrale di Lecco. Lago, montagne, gente che da secoli ha fatto del lavorare quasi una religione: nulla apparentemente più lontano da quello che si possa immaginare essere la mafia, la ‘ndrangheta, o cosa nostra. Eppure, in una pizzeria dai muri di cemento armato, dotata di bunker blindato, denominata Wall Street, il clan di Franco Coco Trovato aveva il proprio quartier generale. Lì, il boss fu catturato nel 1992. C’è ancora quel bunker e quella porta blindata abbattuta per l’arresto di Franco Coco Trovato, ora trasformato in magazzino della pizzeria della legalità. Si tratta di bene confiscato alla mafia nel 1996 e restituito alla collettività dopo quasi venticinque anni di abbandono e una serie di ipotesi di utilizzo naufragate.
«Lecco non è una città esente da infiltrazioni mafiose – commenta Alberto Bonacina, referente di Libera a Lecco –, così come non lo era ai tempi dei Coco, quando la loro presenza era persino ostentata. La moglie del boss fu addirittura premiata dai commercianti di Lecco in quanto titolare di un esercizio pubblico. I legami con la realtà imprenditoriale e politica, economica della città e del territorio erano molto profondi e non si sono interrotti dopo l’arresto del capoclan. I rapporti della Dia e di Cross (osservatorio sulla criminalità organizzata dell’università degli Studi di Milano) lo dimostrano: l’infiltrazione della mafia in Lombardia è radicata».
In questo contesto si colloca la pizzeria della legalità: «Fiore è una realtà ben accolta dal territorio – prosegue Bonacina –, e si è lavorato molto, in questi anni, con le scuole che, nei loro percorsi sui temi della legalità, hanno chiesto di visitare la pizzeria. Ed è importante affrontare questi temi in un luogo così».
Difficile far quadrare i conti
In questi anni di apertura non è stato semplice mantenere l’equilibrio tra una attività commerciale e la natura di bene confiscato.
Inclusività, recupero della memoria, apertura alla città e alle realtà che desiderano conoscere la storia di questo bene non debbono mancare. Fiore è riuscita, anche se con fatica, a mantenere questo equilibrio, ed è un esempio di buona pratica a livello nazionale, come specifica Bonacina. Dall’inaugurazione sino a settembre del 2025, la gestione era affidata a La Fabbrica di Olinda, cooperativa sociale di Milano, che si occupa di fragilità psichiatriche. Da settembre è subentrata Il Grigio, una cooperativa sociale del territorio, sorta nel 2008 come costola della cooperativa Don Bosco, che si occupa di giovani.
«Proseguiamo un percorso già scritto – racconta Francesco Manzoni, presidente de Il Grigio –. Resta la fatica di tenere in piedi un’attività di questo tipo, perché quello della ristorazione è un mondo difficile. La scelta di una cooperativa come la nostra, è quella di essere trasparenti nella gestione. L’auspicio è che il locale possa continuare a fare la differenza come realtà di ristorazione sociale, perché lavorare all’interno di un bene confiscato alla mafia è un atto che rimarca come si possa sempre pulire, rinascere, andare avanti e si deve fare la differenza, anche per il rispetto dovuto alle molte vittime della criminalità organizzata. Questa realtà, inoltre, porta avanti l’inserimento lavorativo, quindi lavora con persone che giungono da percorsi segnati dalla fatica, dalla sofferenza. Rimettersi in gioco, per loro, è un’ulteriore sfida che viene vinta».

Più forti di ogni mafia
La pizzeria lecchese ha una caratteristica che non passa inosservata: i muri che la costruiscono sono massicci, quasi una metafora della presunzione di inviolabilità dei clan. «La forza – commenta infatti Francesco Manzoni – è disarmare questi muri. In tutti i sensi. Siamo contenti di poter dare il nostro contributo».
Attualmente a Fiore lavorano sette persone fisse, tra part-time e full-time. Inoltre sono attivi tre tirocini e, a rotazione, ci sarà spazio per altri inserimenti. Nei momenti di maggior impegno, possono aiutare altri membri della cooperativa.
«Abbiamo cercato in questi mesi – conclude Francesco Manzoni – di pensare a un menù che possa essere adatto a tutti, con prodotti di qualità, utilizzati per pizze della tradizione, per qualche pizza gourmet, per primi e secondi e che cambierà ogni quattro mesi per dare varietà alla proposta. Quest’anno metteremo a disposizione questo spazio per realizzare eventi e per presentare attività culturali legate alla legalità. Siamo aperti alle scuole, alle associazioni, vogliamo porre attenzione alle varie ricorrenze, per essere una lampadina, una luce che non abbagli, ma che faccia un po’ di chiarore, che attiri verso sentieri di legalità e giustizia».
