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Aiutaciadaiutare“Riconversione”.

È la parola d’ordine seguita dalle cooperative sociali del Consorzio Farsi Prossimo per continuare a garantire, anche ai tempi dell’emergenza sanitaria, e sia pure in forme adattate, quello che già quotidianamente fanno, cercando di rispondere alle esigenze delle persone fragili di cui si occupano ma adattando la risposta al contesto cambiato improvvisamente.

 

 

Consegna spesa e pasti agli anziani

 

Il supporto e l'ascolto a distanza

 

L'assistenza domiciliare e sanitaria agli anziani

 

Il problema della sicurezza sanitaria

C'è un problema, e anche grosso, nei servizi domiciliari che le cooperative stanno assicurando: quello della sicurezza.

«Non riusciamo ad avere sufficienti dispositivi di protezione, in pratica, mancano le mascherine», denunciano in molti. «Fino a qualche giorno fa riuscivamo ad averle dal nostro fornitore abituale, ma già contingentate: non ne consegnano più di dieci per acquirente», denuncia la cooperativa L'Arcobaleno.

Al Consorzio Farsi Prossimo, che sta cercando di procurarsi mascherine per tutte le sue cooperative che ne hanno bisogno, raccontano di aver fatto un ordine, che però all'ultimo è stato bloccato e dirottato verso gli ospedali.

Le cooperative di Consorzio Farsi Prossimo continuano anche in questo periodo a offrire numerosi servizi ai più deboli della società. Se molti servizi sono stati chiusi, restano attivi quelli fondamentali: ci sono gli operatori della domiciliarità, che portano aiuto ad anziani e persone troppo fragili per cavarsela da soli, gli educatori dei servizi residenziali, dove vivono minori, stranieri, persone con problemi psichiatrici e tanti altri servizi indispensabili ai più deboli. Si parla di circa 1000 lavoratori che stanno ancora venendo a contatto con gli utenti e circa 6mila persone fragili che usufruiscono degli aiuti, oltre a quasi 3500 persone ospitate nelle diverse strutture anche loro senza dispositivi di protezione.

«I nostri lavoratori continuano a fare i necessari lavori di cura a proprio rischio e pericolo per aiutare i nostri utenti, che non possono essere lasciati soli», spiegano da Consorzio Farsi Prossimo.

«Le nostre comunità residenziali sono aperte, non sono servizi che si possono chiudere – spiega Alessandro Colombo della cooperativa Filo di Arianna – Cerchiamo di seguire tutti gli accorgimenti del caso». Filo di Arianna ha diverse comunità psichiatriche e appartamenti per persone con disturbi mentali: «Facciamo molta fatica a contenere l'insofferenza degli ospiti – continua Colombo – ma stiamo assistendo a molte prove di straordinaria disponibilità da parte degli operatori».

Ma a che prezzo?

«Siamo servizi essenziali? - si chiede Minelli - Noi ne siamo ben consapevoli, non altrettanto chi ha il dovere di garantire anche a noi di lavorare in sicurezza. Perché allora siamo abbandonati a noi stessi?».


 Leggi le storie dei nostri operatori all'epoca del COVID


 dona

Come puoi leggere nelle nostre interviste, la maggior parte dei nostri operatori è al lavoro. In condizioni ancora più difficili. Nonostante la paura.
Lo facciamo perché crediamo che le persone di cui ci prendiamo cura abitualmente abbiano ancora più bisogno di noi, in questo periodo.

Ma anche noi abbiamo bisogno: questa situazione comporta una riorganizzazione continua, nuove spese, corsi di formazione, diversi strumenti.

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