091207585 b60cd455 073d 4ab3 bb8b 0e6d2fb198e1Sono arrivati a Milano giovedì 27 giugno 2019, alla sera, i profughi sbarcati il 2 giugno dal pattugliatore Cigala Fulgosi a Genova e assegnati da Caritas Italiana alle diocesi lombarde.

Sono 23 giovani tra i 29 e i 17 anni, di differenti nazionalità africane: Mali, Costa d’Avorio, Senegal, Guinea, Gambia, Nigeria, Sud Sudan.

Diciassette di loro sono attualmente ospitati dai Comboniani di Venegono Superiore e seguiti dagli operatori della nostra cooperativa Intrecci.

 

Partiti in pullman da centro di Rocca di Papa fuori Roma, dove erano stati accolti insieme agli altri migranti giunti nel porto del capoluogo ligure, hanno fatto tappa nel centro “Casa Suraya”, alla periferia della città, gestito dalla coop Farsi Prossimo. Di questo gruppo, 17 hanno proseguito il viaggio verso Venegono Superiore (Va), 3 per Brescia, 3 a Bergamo.

Nel comune del Varesotto saranno ospiti per almeno un anno nell’istituto dei Padri Comboniani, a Bergamo nel centro “Accademia dell’integrazione”, a Brescia in alcuni appartamenti della rete parrocchiale.
A tutti loro sarà offerto vitto, alloggio, corsi di alfabetizzazione e percorsi di formazione professionale.
I costi dei progetti di accoglienza saranno interamente a carico della Conferenza Episcopale Italiana.

Si conclude in questo modo un’odissea iniziata alla fine di maggio. Il gruppo dei migranti accolti in Lombardia, insieme agli altri ridistribuiti nelle altre diocesi italiane fa parte dei 100 naufraghi soccorsi al largo delle coste libiche dalla nave della Marina Militare Italiana e fatti sbarcare dal Ministero dell’Interno solo dopo l’intervento dei vescovi italiani che avevano espresso la loro disponibilità a farsi carico dell’accoglienza.

 

Ma d'altra parte inizia per loro un secondo viaggio non meno incerto: quello tra le leggi italiane e le contraddizioni del sistema di asilo europeo, per la  la loro domanda di asilo. Un percorso lungo e per nulla scontato.

Il gruppo ospitato a Venegono e gestito dai professionisti della cooperativa Intrecci è composto da 17 giovani tra i 18 e i 30 anni, provenienti tutti da Paesi sub-sahariani: Senegal, Mali, Costa D’Avorio, Nigeria, Gambia, Sud Sudan. I funzionari della Commissione territoriale esamineranno ognuna delle loro domande e dovranno verificare sulla base delle storie individuali, se esistono i presupposti per riconoscere loro una qualche forma di protezione internazionale e quindi concedere il permesso di soggiorno. Ma non è affatto certo che questo sarà l’esito. Anzi l’orientamento generale del governo e le nuove indicazioni dei cosiddetti Decreti Sicurezza uno e due, lasciano parecchi dubbi.

Non è affatto detto che i migranti rimarranno a Venegono Superiore in attesa di sapere quale sarà il loro futuro.
Qualcuno potrebbe scegliere di andare altrove a cercare un prospettiva migliore.
Magari in Francia, per esempio, Paese del quale molti conoscono già la lingua, tentando di attraversare il confine.

«Noi glielo sconsiglieremo vivamente, perché in questo modo si condannerebbero a una condizione di irregolarità, dalla quale difficilmente potrebbero rientrare almeno nel prossimo futuro – precisa Dario Giacobazzi, l’operatore della Cooperativa Intrecci che nel frattempo li sta seguendo -. Ma non possiamo escludere a priori questa eventualità. Nel caso qualcuno decidesse di andarsene, ammesso e non concesso che ce lo dica, non lo potremo trattenere, perché nei nostri compiti non rientra quello della custodia».

 

«Dobbiamo essere grati ai nostri vescovi, perché ancora una volta hanno messo davanti a ogni altra considerazione la vita delle persone offrendo risorse e strutture – spiega Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana -. Ma questa vicenda, come quella della Diciotti lo scorso anno (dove anche in quel caso solo la mediazione della Cei permise ai migranti salvati di sbarcare sul nostro territorio), mette in luce l’enorme latitanza della politica. In un anno nulla è stato fatto dagli Stati membri dell’Ue per introdurre un meccanismo di redistribuzione dei richiedenti asilo più equo, nonostante il Parlamento europeo abbia approvato la riforma del Regolamento di Dublino che attualmente obbliga il Paese di primo approdo a farsene carico. Proprio il nostro governo, che dovrebbe essere il più interessato a cambiare le cose, ha brillato per assenza. Preferendo evidentemente fare propaganda, come si è visto anche in questi giorni a proposito dello sbarco della Sea Watch».