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2019 05 coverNei giorni scorsi si è scaldato il dibattito sul lavoro del mondo delle Caritas e delle cooperative sociali che in larghissima parte svolgono un ruolo e suppliscono ai servizi che dovrebbero essere di competenza dello Stato.

Forse per la prima volta da quando il mondo della cooperazione sociale è sotto attacco da parte di una certa propaganda politica, il mondo del Terzo Settore non ha ingoiato il rospo e dalle pagine del quotidiano cattolico Avvenire, attraverso il pacato ma fermo intervento del direttore e di editorialisti di riferimento, ha ribattuto rivendicando il ruolo fondamentale che il nostro lavoro – diciamo “nostro” per dire “le Caritas, le vere cooperative e le associazioni del Terzo settore” – ha avuto per sopperire a carenze dello Stato sociale.

 

Vi segnaliamo alcuni articoli che portano contributi e riflessioni interessanti:

Signor ministro, venga a vedere cosa fa davvero la Caritas

Zamagni: «Il Terzo settore è sotto attacco, un conflitto mai visto»

Editoriale. È guerra vera ma perderanno. La strategia contro le reti di solidarietà

 

Tutto questo accade nell'anno del centenario delle Confederazione delle cooperative Italiane, la più importante associazione di settore, di cui facciamo parte anche noi oggi.

«Opporre la relazione all’individualismo, la squadra all’interesse, il benessere di tutti agli interessi di pochi; lavorare per diventare imprenditori di carità; cercare modi alternativi per abitare una società che non sia governata dal dio denaro, un idolo che la illude e poi la lascia sempre più disumana e ingiusta», così ha detto Papa Francesco ai soci di Confcooperative ricevuti in Vaticano per l'occasione.

In cento anni si fa la storia di un Paese e della sua gente. Questa storia noi l’abbiamo accompagnata, a volte subita – come nel periodo fascista – altre guidata, come negli entusiasmanti anni della presa di coscienza del ruolo sociale della cooperazione che ha dato vita alle cooperative in quell’ambito.

Nel numero di maggio, il mensile Scarp de' tenis ha dedicato il servizio di copertina proprio al mondo delle cooperative sociali, chiedendosi “Chi ha paura delle imprese sociali?” e raccontando tante buone storie da questo mondo.

Anche in un contesto economico per nulla facile, come quello dell’ultimo decennio che ha visto il nostro Paese sempre sull’orlo della recessione, il mondo cooperativo nel suo complesso ha tenuto.
Negli anni più pesanti della crisi, le cooperative sono aumentate di qualche migliaio (passando da 50.691 nel 2007 a 59.027 nel 2015) e hanno creato lavoro (il numero di dipendenti è aumentato del 17,7%); mentre le altre imprese chiudevano (-2,4%) e quelle che rimanevano licenziavano (- 6,3% forza lavoro nello stesso periodo)”, si legge su Scarp.

“Tuttavia, questo quadro roseo a dispetto di tempi foschi, rischia di volgere al brutto. Nuvole nere si addensano all’orizzonte. Le cooperative oggi devono fare i conti innanzitutto con una crisi di popolarità.
Alcune inchieste della Magistratura, prima fra tutte quelle su Mafia Capitale, hanno alimentato un sentimento di discredito indiscriminato.
La politica ha fatto il resto trasformando in un campo di battaglia il tema dell’immigrazione, che vede storicamente coinvolta una larga parte della cooperazione sana”.

Aggiungiamo la riflessione del sociologo Luigino Bruni: “Pochi decenni fa siamo stati capaci di rispondere alla crisi dello Stato sociale dando vita a migliaia di cooperative sociali che hanno curato le nostre fragilità mettendo a sistema la vocazione comunitaria del nostro Paese.
Ora, nell’età dei social, il cui nome camuffa una deriva individualistica, la politica ha iniziato a pensare di poter servire il Bene comune saltando la mediazione del civile per dar vita a un governo dei sondaggi e dei like dei singoli. Un mondo nuovo, dove le povertà vere non si vedono, non si capiscono e quindi non si curano”.

 

Il 14 maggio rappresentanti di Confcooperative saranno ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Auspichiamo che questo riconoscimento istituzionale della storia centenaria del nostro lavoro sia l'occasione per ricominciare a guardare alla cooperazione sociale per quella che è sempre stata: costruttrice di Bene Comune.