Aziz viaCoronaCosa succede quando a tossire è qualcuno che vive in una struttura di accoglienza? Dormitori, strutture per adulti in difficoltà, strutture del Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati) non hanno spazi che permettano l’isolamento di chi è malato, di chi forse ha contratto il terribile Covid-19.


Per questo a Milano si è attrezzato il centro comunale di via Carbonia 3, originariamente destinato ad un altro progetto sociale e inaugurato in tempi record per fare fronte all’emergenza.


Qui vengono trasferite le persone che presentano sintomi sospetti: passeranno 15 giorni in completo isolamento. Ad ogni ospite è assegnato uno dei monolocali della struttura. Ogni monolocale ha un finestrone che dà sul corridoio: è attraverso questa finestra che si controlla lo stato di salute degli ospiti.


Misurano la febbre tre volte al giorno e ci mostrano la temperatura” racconta Aziz: “attraverso quel  finestrone cerchiamo anche di fare due chiacchiere, di scambiare qualche parola: se chi si lamentava del mal di testa poi mi dice che ha sempre sofferto di cervicale, lo segnalo al medico!
Normalmente Aziz lavora nel Centro Diurno Interculturale COME: un posto dove i rifugiati sono accompagnati a diventare cittadini italiani con servizi che spaziano dalla prima alfabetizzazione nella lingua e nella cultura italiana fino all’accompagnamento al lavoro e all’autonomia. Quando il centro è stato temporaneamente chiuso per le misure preventive di contenimento della pandemia, ad Aziz è stato proposto di volesse lavorare nel centro di via Carbonia.
Non volevo decidere senza il parere di mia moglie, ma alla fine ho accettato e non mi sento in pericolo: Emergency ci ha fatto un corso specifico per capire come proteggerci e come aiutare, io mi sento protetto: cambio la mascherina ogni 3 ore, ho i guanti e tutto il resto, che lascio qui. Non porto i miei vestiti di lavoro a casa".
Anche gli ospiti non portano nulla nei loro alloggi: quando entrano consegnano tutto, tengono solo il cellulare che viene disinfettato. Ricevono un pigiama mentre i loro vestiti vengono sanitizzati. Riceveranno le loro cose solo all’uscita, dopo 15 giorni.


L’igiene è assoluta: le camere vengono sanitizzate due volte al giorno. Sono gli unici momenti in cui gli utenti possono uscire: vanno in un locale vuoto ad aspettare, su una sedia che verrà disinfettata prima di farci accomodare l’utente successivo, quindi prima iniziare le pulizie in un nuovo monolocale. Il rispetto meticoloso delle regole è indispensabile per la sicurezza di tutti.


Ma dopo 15 giorni di questo isolamento, che senza tv e internet sembra quasi una reclusione, le regole possono diventare nemiche: non tutti i datori di lavoro accettano di riprendere un lavoratore che non ha un tampone negativo, ma i tamponi non sono previsti per chi non ha episodi preoccupanti. Inoltre non tutte le strutture di provenienza hanno adeguato il loro regolamento, con il risutato che: per alcune 15 giorni di assenza sono troppi per poter essere riammessi
Gestione dell’emergenza significa adeguare, in rete, anche queste regole.
Aziz, con i suoi colleghi di Farsi Prossimo e Spazio Aperto Servizi, stanno svolgendo un servizio molto prezioso in questa situazione così complessa.

 

 dona

Come puoi leggere nelle nostre interviste, la maggior parte dei nostri operatori è al lavoro. In condizioni ancora più difficili. Nonostante la paura.
Lo facciamo perché crediamo che le persone di cui ci prendiamo cura abitualmente abbiano ancora più bisogno di noi, in questo periodo.

Ma anche noi abbiamo bisogno: questa situazione comporta una riorganizzazione continua, nuove spese, corsi di formazione, diversi strumenti.

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