asylum«Basta strumentalizzazioni politiche, non ci si dimentichi dei richiedenti asilo che sono stati accolti e che fuori dai centri finiscono per strada senza una reale prospettiva di futuro».

È l'appello che ha lanciato nei giorni scorsi il presidente di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti durante il convegno Le politiche della Ue in tema di migrazione e asilo: quali ricadute sulle persone.

Durante il convegno sono state portate all'attenzione dai partecipanti alcune questioni, che sono tutti i giorni sotto gli occhi anche delle nostre cooperative che lavorano con i profughi e richiedenti asilo.
C'è un problema che da tempo chi lavora in questo campo sta vivendo: cosa succede alle persone per cui termina il tempo e il percorso di accoglienza nei Centri straordinari di accoglienza?

Oggi in Lombardia, dei circa 24mila posti per richiedenti asilo, ben 22mila si trovano nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) mentre solo 2mila sono negli Sprar.

Lo Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) è nato ed è stato studiato per gestire i progetti di accoglienza, di assistenza e di integrazione dei richiedenti asilo a livello locale, a differenza dei Centri di accoglienza straordinaria, che sono stati aperti per far fronte all'emergenza numerica, ma non hanno lo stesso livello dei percorsi messi in atto.

I posti nello Sprar, sistema coordinato dal Ministero dell'Interno e gestito a livello locale dai Comuni, sono pochi perché meno di100 comuni dei 1523 presenti in Lombardia aderiscono a questi programmi.

Si tratta di proporzioni che fanno emergere chiaramente come il sistema non funzioni. Intanto il sistema attuale non dice cosa fare di quei richiedenti asilo che hanno ricevuto il diniego: non vengono rimpatriati, né vengono accompagnati in alcun modo.

«Solo con un sistema a più livelli si può arrivare ad un’accoglienza diffusa equilibrata e sostenibile», hanno insistito i partecipanti al convegno.

Proprio a questo sistema a più livelli sta già lavorando Consorzio Farsi Prossimo, con le sue cooperative, attraverso il Progetto FAMI Fra Noi.

Si tratta un progetto sull'intero territorio nazionale, che coinvolge al momento una rete di circa 40 partner tra enti locali pubblici e realtà private, in dieci regioni italiane, che lavorano insieme per portare a una integrazione stabile dei migranti coinvolti, superando l'emergenza dell'accoglienza.

I destinatari del progetto sono quelle persone che hanno concluso il percorso di accoglienza nel sistema Sprar e hanno ottenuto un titolo di protezione internazionale: in pratica, hanno un permesso per rimanere in Italia legalmente.

L'obiettivo del progetto FAMI Fra Noi è portare le persone a una completa autonomia e una reale integrazione, accompagnandole con percorsi di accoglienza in famiglia, affiancandoli con famiglie tutor, aiutandoli a trovare una casa e un lavoro per essere indipendenti.

L'altro importante obiettivo del progetto, attualmente in fase sperimentale, è di arrivare a definire modelli di accoglienza e tipi di percorsi funzionanti e di successo, che possano entrare a far parte del patrimonio delle istituzioni.

 

Puoi leggere qui le richieste di Caritas alle istituzioni

Qui una scheda sul piano di accoglienza diffusa in diocesi di Milano, con i centri gestiti anche dalle nostre cooperative