my mirror caritas 1Mille persone, cinquecento coppie di sconosciuti, nei giorni scorsi si sono guardati negli occhi per quattro minuti. In silenzio. Solo per riconoscere l'umanità nell'altro di fronte a sé.

Sono le persone che hanno partecipato all'esperienza MyMirror proposta da Caritas Ambrosiana alla fiera Fa' la cosa giusta tra il 23 e il 23 marzo 2018.

Tra loro, hanno contribuito a rendere possibile questo esperimento sociale anche molti degli operatori, ospiti e volontari delle nostre cooperative, che – insieme ai visitatori - ci hanno raccontato di incontri molto toccanti, di un'esperienza da ripetere.

Che cosa hanno fatto? In pratica, due sconosciuti entravano in una cabina, si sedevano uno di fronte all’altro e si guardano negli occhi per quattro minuti. All’uscita si raccontavano quello che avevano provato in quel breve e, al tempo stesso interminabile, periodo di tempo.

«È stato incredibile. L'ho fatto prima con una signora sui 65 anni. Io mi sentivo un po' imbarazzata, perché lei mi sembrava piuttosto dubbiosa – ha raccontato poi Gaia, 25enne dipendente di Consorzio Farsi Prossimo – Sono stati minuti lunghi, in cui mi chiedevo che storia avesse questa donna, mi chiedevo della sua famiglia, dei suoi figli e dei suoi nipoti. Invece al termine dei quattro minuti si è alzata e mi ha abbracciata, è stato strano e bellissimo, perché si era instaurato un legame silenzioso e del tutto nuovo. Mi ha presa per mano e mi ha chiesto se fossi una studentessa, poi ci siamo salutate con un abbraccio».

Gaia ha ripetuto l'esperimento una seconda volta, e si è trovata occhi negli occhi con una donna sui 40 anni.

my mirror gaia«Lei era imbarazzatissima e per me è stato uno shock. Ad un certo punto sembrava che volesse dirmi così tante cose con uno sguardo, che volesse raccontarmi una vita intera. Anche io volevo raccontarle una vita intera. Chissà com'è stata la sua, se ha sofferto, se la vita è stata giusta con lei oppure se è a credito. Sarei potuta stare lì per delle ore, ad un certo punto mi sono commossa perché tutto quello che volevo fare era prenderle la mano e dirle che in qualche modo riscuoterà il suo credito, ma le norme sociali cui anch'io sono vittima non mi hanno consentito di farlo davvero.
Quando sono finiti i quattro minuti ci siamo abbracciate e con una strana sensazione ci siamo salutate. Lei, alla persona che ci ha accompagnate fuori ha detto di essersi sentita accettata. So solo che si chiama Tatiana, e vorrei dirle grazie, e dire a tutte le persone, compresa me, che hanno bisogno di aprirsi per trovare accettazione: fatelo, guardate negli occhi le persone che avete intorno, riscuotete il vostro credito».

Valeria è case manager della cooperativa Sociosfera, e anche lei ha partecipato a questa iniziativa. Alla fiera è andata con alcuni ragazzi richiedenti asilo ospitati nelle case della cooperativa, e anche loro hanno provato l'incontro al buio.
«I ragazzi hanno provato l'esperienza due o tre volte ciascuno e ne sono rimasti molto colpiti ed emozionati – ci ha raccontato poi – Avere l'occasione di essere guardati e in qualche modo “ascoltati” seppur in completo silenzio, e di poterlo fare a loro volta verso uno sconosciuto, gratuitamente, in un contesto protetto, ha avuto un bell'effetto. Mi auguro si ripresentino altre occasioni simili a questa».

Non era la prima esperienza di questo tipo, invece, per Francesca, operatrice della cooperativa Intrecci, che tra i suoi hobby ha la danza e il teatro, attività che le hanno dato già l'occasione di sperimentarsi in questo modo.

«Ma mi è piaciuto comunque molto. Mi sono trovata occhi negli occhi con una signora che poteva avere circa l'età di mia mamma, e si capiva che anche lei mi guardava come se potessi essere una figlia. Mi ha preso le mani e mi sono commossa – racconta – Dopo, mi ha detto che per tanti anni ha insegnato italiano agli stranieri e in quei quattro minuti di silenzio ha immaginato di condividere con me l'esperienza dell'insegnamento. Mi ha molto colpita, perché lei non poteva certo sapere che anche io l'ho fatto per tanti anni, e che questa cosa ci accomunava davvero».

Insieme a Francesca ha provato MyMirror anche una donna siriana ospite di un centro della coop Intrecci, che si è trovata a ricambiare il lungo sguardo silenzioso di un uomo.
«Pur essendo siriana, per lei non c'era alcun problema a fare questa esperienza con un uomo. In compenso era lui quello molto agitato, e prima di entrare lei lo rassicurava, “Stai tranquillo”, gli diceva. Mi ha fatto sorridere».