malgrateAnche i nostri dipendenti, spesso, hanno una storia da raccontare.
Quella di Aboubakar ad esempio, che oggi fa il mediatore culturale per la nostra cooperativa L'Arcobaleno, a Lecco, ha molto da dirci.

Aboubakar, in Italia, è immigrato due volte.
La prima nel 1988. Arrivò a Napoli, e allora la legge Martelli gli permise di avere piuttosto facilmente un permesso di soggiorno. Si trasferì presto in Lombardia e trovò facilmente lavoro.
Nel 1995, con la moglie e il primo figlio che nel frattempo gli era nato qui, in Italia, decise di rientrare a casa, nel suo paese in Costa d'Avorio.

Fu allora che iniziò il suo impegno politico, come vicesindaco della sua cittadina, un incarico che ricoprì fino al 2000, quando, pur non ricoprendo più un ruolo istituzionale, continuò a interessarsi e ad affiancare il lavoro del sindaco in qualità di consigliere.

Ma nel 2002 in Costa d'Avorio scoppiò la guerra civile, a seguito del tentativo di un golpe militare. Il paese rimane spaccato in due, il Nord controllato dai ribelli del “Fronte Nuovo” e il Sud sotto controllo del Governo.
«Io vivevo nel centro Nord, quindi solo per il fatto di essere del nord ero considerato dal Governo un ribelle. Inoltre, il nostro sindaco ha cambiato partito e si è unito a quello che allora era il partito di governo. Di conseguenza, tutti noi che eravamo stati vicini al sindaco ma non l'avevamo seguito in questo cambio politico siamo stati visti come traditori – così Aboubakar racconta cosa successe in quel periodo, anche nella sua cittadina. – Ma dall'altra parte i ribelli del Nord non si fidavano di noi, sia per la vicinanza al sindaco, sia perché non ci eravamo schierati apertamente con loro».

Gli eventi peggiorarono per lui quando fu fermato, portato in caserma e interrogato, insieme al fratello che possedeva una società di trasporti, le loro case perquisite. Aboubakar venne rilasciato la sera, il fratello invece trattenuto per alcuni giorni, accusato di essere uno dei finanziatori della ribellione. Venne rilasciato solo dopo il pagamento di una sorta di “cauzione”, ma non si sentivano più sicuri.
Quando gli spararono per avvertimento, Aboubakar con la moglie decise di lasciare di nuovo il paese, e di tornare in quell'Italia in cui aveva già una volta trovato opportunità.

Era il 2007. Venne in Italia prima lei, e dopo tre mesi lui la raggiunse.

Oggi vivono in provincia di Lecco, hanno cinque figli, l'ultimo nato pochi mesi fa, i più grandi vanno all'università, e lavora come mediatore culturale per la cooperativa L'Arcobaleno.

«Dal 2011 la situazione ha iniziato a tranquillizzarsi, pian piano, e io ho ricominciato a tornare, una volta all'anno, per trovare i miei fratelli che sono rimasti. Certo la situazione ivoriana non è ancora facile, le armi che giravano durante a guerra civile sono in parte rimaste ancora in circolazione, e di conseguenza ci sono ancora fenomeni di banditismo. Ma dal punto di vista politico, i due maggiori partiti si stanno mettendo d'accordo, e questo contribuisce a stabilizzare la situazione».

Aboubakar osserva e aspetta: il suo desiderio è tornare a casa, nel suo paese. Lui è convinto che il momento buono arriverà.
«Sono già tornato una volta, nel '95. Vorrei rifarlo ancora. Io sono convinto che la mia vita sia lì. Appena avrò una possibilità, tornerò, e io credo che delle opportunità nel mio paese ci siano.
Ovviamente questo discorso non riguarda i miei figli: loro sono cresciuti qui, alcuni sono nati qui. Studiano qui, hanno fidanzati italiani, non hanno legami con la Costa d'Avorio: quando sarà il momento vedremo, ma non potrò obbligarli a venire con me».